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Sull’edificio chiuso a luglio la verità è ancora lontana

Sull’edificio chiuso a luglio la verità è ancora lontana

Consegnati ai consiglieri dalla commissione interna 111 atti e una relazione La maggioranza fa quadrato e invita a lavorare per il recupero della struttura

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CECINA. Una fotografia dello stato di fatto. Un lungo elenco di atti, ben 111 quelli rilevanti nell’arco di venti anni. Ma nessun progresso sul fronte dell’accertamento delle cause e delle eventuali responsabilità all’origine del potenziale pericolo per la salute, certificato dall’Asl 6 di Livorno, che si è determinato all’interno della biblioteca comunale di via Corsini, chiusa con ordinanza a tempo indeterminato lo scorso 10 luglio dal sindaco Samuele Lippi.

La commissione Garanzia e controllo prende atto del lavoro della commissione interna e aggiorna i lavori della seduta. Ma la linea della maggioranza è netta: «Sulle scelte delle passate amministrazioni non c’è alcun dubbio che siano state fatte tenendo conto delle priorità del momento». Insomma, si vuole evitare di guardare all’accaduto con il senno di poi. E, soprattutto, si vuole traguardare il futuro. «L’obiettivo è risanare la struttura e se possibile ampliarla in sinergia con gli spazi di via Ambrogi».

Chi dal lavoro della commissione interna si attendeva qualcosa di più rispetto alla ricostruzione cronologica degli atti è rimasto deluso. Eppure che al segretario generale Salvatore Giangrande, il vicesegretario Alessandra Cheli e l’architetto Paolo Danti avevano confini ben precisi. Il mandato è nero su bianco nel provvedimento del sindaco con cui è stata istituita la commissione: “spetta il compito di verificare e ricostruire le procedute tecnico-amministrative riguardanti il completo iter, dalla progettazione alla costruzione e alla relativa manutenzione, al fine di raccogliere ogni utile elemento conoscitivo”.

Umidità elevata, proliferazione di muffe e anche la presenza di cromo esavalente idrosolubile nelle aree delle pareti interessate dalle infiltrazioni. Questo il quadro della situazione igienico sanitaria dell’edificio inaugurato nel dicembre 2001. La storia della sua costruzione ha però messo in luce che in un atto del 1999 emergono i primi problemi di infiltrazione dal tetto. E altri due o tre casi sono citati nel libro giornale del cantiere. Ma il tutto viene dato per risolto dal momento che l’opera ha superato i necessari collaudi. C’è anche un altro aspetto: la difficoltà di rintracciare le eventuali responsabilità visto che nel cantiere hanno operato due ditte anche in contemporanea, la Diomaiuto Costruzioni Srl di Cecina, che su incarico della Ladronaia Srl ha tirato su l’edificio a scomputo degli oneri per l’omonima lottizzazione, e la Leo Mori di Piombino per i tramezzi, le finiture e l’impiantistica invece su appalto del Comune di Cecina.

La commissione ha aggiornato i lavori. Sul materiale e gli atti, a partire anche dai risultati della commissione interna, adesso sono a disposizione della commissione consiliare Garanzia e controllo a cui spetta fare le proprie valutazioni e gli eventuali approfondimenti.

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