Il presidio
Pd, Conforti verso l’addio «Nauseato dai metodi»
Il segretario della sezione di Castiglioncello chiede cambiamenti veri «Se il partito non inverte rotta chiudo i ponti e mi dedico al volontariato»
CASTIGLIONCELLO. Dalle dimissioni del sindaco di Roma Ignazio Marino all'ormai più che probabile addio alla politica. Dal nazionale al locale quello che unisce sembrerebbe essere una sconfitta per il Partito democratico. Lo è sicuramente per il giovane segretario della sezine di Castiglioncelo, Leonard Conforti, che proprio dalle vicende della capitale trae le sue amare conclusioni. Forse il partito nel quale ha militato per circa quattro anni non era quello che credeva. Di certo, a livello locale pensava di riuscire a portare un contributo differente. «Le vicende della capitale – ammette – sono sintomatiche. Marino è una persona perbene, non è impeccabile ed è scivolato su una buccia di banana. Non ammetto che il mio partito gli abbia fatto guerra per mandarlo via, avrà commesso errori ma ha anche avviato dei percorsi che altri si prenderanno in dote tra qualche anno». Se le parole ed i tempi di Pierluigi Bersani soltanto due anni fa alla Festa dell'Unità metropolitana di Firenze lo emozionavano, quello che prova oggi è «nausea tanto per i metodi quanto per i contenuti, un forte senso d'imbarazzo. Da sempre denuncio situazioni di criticità, provando a sollecitare discussioni per dare una spinta al territorio. Etichettato invece per quello che dà noia, che cerca visibilità sulla stampa. Oggi stiamo guardando un film diverso da quello che ci aspettavamo per cui non mi sento complice di questi comportamenti, di un Pd che ha un capo famiglia che non si può permettere, di un Pd che rischia una deriva autoritaria». I problemi sono a livello nazionale, regionale «quando Rossi entra a gamba tesa sulle questioni di Livorno» e locale.
Che fare quindi? Abbandonare? «A questo punto credo che la politica – confessa – sia stata per me una parentesi di vita. Ho intrapreso una strada pensando di fare del bene, di dare una mano a chi è in difficoltà ma forse ho sbagliato porta. Il mio sogno è quello di impegnarmi nel campo della tutela dei diritti umani nelle periferie del mondo per cui a gennaio probabilmente andrò 9 mesi in Sud America». Come a dire che è arrivato il momento di lasciare. Non prima però di confrontarsi con le persone con le quali ha condiviso un percorso, con Filippo Costalli come con altre che hanno creduto e fatto un investimento su di lui, che hanno militato con lui. Dopodiché, se non ci saranno colpi di scena la strada è soltanto una. «Se il Pd, almeno a livello locale, non mi dimostrerà – conclude - che c'è volontà di cambiare rotta rispetto ad una stagione politica arrogante e di essere più coraggioso prenderò atto della situazione. Ho bisogno di segnali forti e concreti, prese di posizione che mi facciano capire che ne vale ancora la pena. Chiudere una pagina è sempre doloroso ma abbandonare la politica mi lascerebbe più tempo da dedicare all'associazione di mia madre, la Sorgente del Villaggio, un'attività che dà gratificazione, nella quale mi sento utile».
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