Il Tirreno

Pd, si è dimesso il segretario Filippo Costalli

Maria Meini
L'intervento di Filippo Costalli all'assemblea del Pd
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L'intervento di Filippo Costalli all'assemblea del Pd

Cecina, alla fine dell'assemblea intervento a sorpresa: dure accuse. Gli scenari per il futuro del partito 

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CECINA. Alla fine. Proprio sul filo di lana, al termine di un’assemblea pacata, a tratti quasi soporosa, il segretario Filippo Costalli legge un intervento a sorpresa. E rimette il mandato, con una scelta irrevocabile. Non che le sue dimissioni fossero inattese, ma l’assemblea aveva preso una piega del tutto inaspettata: si è parlato a lungo di sanità, votando all’unanimità un documento, poi si è discusso della chiusura della sezione Marina-Centro e anche su questo punto l’alzata di mano è stata praticamente unanime (un’unica contraria). Un’assemblea che si è aperta con una contestazione di metodo da parte di Maresca Becorpi sui temi della convocazione: gli sms sono arrivati agli iscritti solo il giorno prima, e non entro le 48 ore canoniche. Tempi stretti, il motivo per cui non hanno potuto partecipare gli organi della Federazione e del regionale.

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Ma l’intervento di Costalli è arrivato come un coup de theatre, poco prima di mezzanotte. Ed è stato un intervento breve, ma durissimo. «Cronaca di una morte (politica) annunciata»: Costalli ha parlato di problemi nel partito che non è riuscito a ricomporre, all’interno dei quali si è inserito il detonatore della crisi di giunta, con le dimissioni dell’ex vicesindaco Giamila Carli. Una situazione - ha detto - che non è riuscito a risolvere, nonostante un impegno costante durato mesi, dovendo ricorrere quindi agli organi superiori del partito, «e quando si deve chiedere aiuto a mamma - ha aggiunto - vuol dire che non si è riusciti a portare a termine un compito autonomamente». Pertanto, per «onestà intellettuale», è giusto fare un passo indietro. Un’ammissione di responsabilità, insomma, ma con il concorso di “terzi”. Costalli ha parlato infatti di “delatori”, un’accusa pesante a qualcuno che ha voluto indebolirlo. Indebolire il suo ruolo politico. Ma ha tenuto anche a precisare che non è mai stato commissariato dagli organi provinciali e regionali del Pd. Che al contrario gli hanno dato carta bianca e piena fiducia. Invitandolo a rimanere. Ma non è bastato.

Per questo «ho deciso di rimettere all’assemblea il mio mandato, con dimissioni irrevocabili», pur continuando ad amare il partito, «in cui resto, e i tanti compagni che mi hanno aiutato e mi sono stati vicini», perché - ha citato Fossati - «penso che dietro ci sia un pezzo di cielo in più». Al termine del suo discorso sulla sala è calato il silenzio. Ci sono voluti un paio di minuti perché qualcuno prendesse la parola. Per capire - e chiedere - cosa succederà ora. Gli scenari sono aperti, per non dire confusi. Costalli è il quarto segretario dimissionario in un anno e mezzo, dopo Alessandra Meini, Benedetto Roventini e Nicola Imbroglia. Senza contare che il Pd non ha più nemmeno un presidente, perché Stefano Lessi ha rassegnato le dimissioni a fine agosto. A questo punto chi prenderà in mano il partito? Una discussione che è andata avanti fino a notte fonda. L’ipotesi è quella di un traghettatore, una figura di garanzia che accompagni il partito fino al congresso, da svolgersi presumibilmente nei primi mesi del 2016.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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