Il Tirreno

Case vicine al cloro, demolite nel ’90

Case vicine al cloro, demolite nel ’90

Fu costruito negli anni Quaranta secondo il modello a mattoncini previsto dalla società chimica

2 MINUTI DI LETTURA





ROSIGNANO. Il villaggio Aniene, a sud dell’abitato di Rosignano Solvay, viene costruito negli anni '40 sopra il poggetto che sovrasta il lago dell'ex molino dei Blasini (1817) e poi dei Fiaschi, con le stesse tipologie di abitazioni già realizzate da Solvay (impiegati e operai più una casa migliorata per il responsabile degli impianti). Abitazioni in mattoncini con giardino.

Come si legge anche sul sito “Lungomare Castiglioncello”, che ripercorre buona parte della storia della costa, nel villaggio non manca la "dispensa" alimentari data la distanza dal paese. Un villaggio vero e proprio, quindi, dove risiedevano gli operai e alcuni impiegati, che però con il susseguirsi degli anni non rispondeva più alle più aggiornate normative.

A causa della vicinanza delle case alla produzione del cloro inferiore a 500 metri (direttive Cee), fra il 1987 e la fine del 1990 i residenti devono lasciare le abitazioni ed il villaggio Aniene viene totalmente demolito nel corso degli anni '90, come pure le case del Mondiglio troppo vicine all'impianto del polietilene.

Ai residenti, che chiaramente soprattutto all’inizio hanno protestato alla notizia di dover lasciare le loro abitazioni, venne riconosciuto un contributo aziendale per l'acquisto di case in altre zone.

Tracce grafiche dell'ex villaggio restano solo sulle carte geografiche militari, in quanto vecchio punto di riferimento. Negli anni successivi all'abbattimento del villaggio Aniene è stata realizzata l’area artigianale delle Morelline densamente popolata, a distanza appena superiore dagli impianti cloro, mentre sull’area verde dove sorgeva il villaggio Aniene passa l'elettrodotto della Turbogas Rosen.

Ecco, nella porzione ovest dell’area che fino a circa 25 anni fa ospitava il villaggio Aniene, alcuni residenti segnalano il degrado, con auto, furgoni, cisterne e container abbandonati da anni.

Un cantiere-fantasma, che, come spiega la stessa società Solvay, non può essere dismesso dato che la zona rientra in un procedimento fallimentare. Solo al termine dell’iter, dunque, sarà possibile smantellare il cantiere, che nel frattempo rischia di diventare una discarica a cielo aperto.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera