Il Tirreno

Aniene, dov’era il villaggio solo degrado

di Anna Cecchini
Aniene, dov’era il villaggio solo degrado

Nell’area a ridosso dello stabilimento c’è un cantiere fantasma, con auto e furgoni abbandonati. Segnalazioni dei cittadini

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ROSIGNANO. Auto abbandonate sopra a mattoni o grandi tasselli di legno, con finestrini e carrozzeria parzialmente distrutti. Camion ormai senza pneumatici. Un'alta cisterna vicina a due container arrugginiti ed ancora sigillati. Dalla parte opposta ce ne sono altri due, di quelli usati come uffici "volanti", con le porte spalancate. All'interno fra decine di fascicoli polverosi anche erbacce e qualche insetto. Il tutto addossato a una sorta di parete in cellublok, tenuti insieme da una fitta rete.

Questo il cantiere fantasma che si trova all'inizio dell'ex villaggio Aniene, distrutto negli anni Ottanta perché troppo a ridosso dello stabilimento Solvay. Un'area verdeggiante, da cui si accede imboccando la strada antistante la sede della Pubblica assistenza di Rosignano, nella zona delle Morelline. Area utilizzata da svariati cittadini per portare a spasso il cane. E, proprio alcuni residenti, si sono resi contro del degrado in cui versa un'area dell'ex villaggio Aniene.

All'ingresso del camminamento una sbarra che vieta l'accesso, dato che l'intera superficie su cui si estendeva il villaggio è di proprietà della società Solvay. Oltre la sbarra una sorta di pineta, tra l'altro tenuta in modo piuttosto decoroso. Quel che però salta all'occhio addentrandosi lungo il camminamento principale, quello che appunto si apre davanti alla Pubblica assistenza e termina a ridosso della rete dello stabilimento, è un cantiere fantasma, dentro il quale il degrado la fa da padrone. Circa duecento metri dopo la sbarra di ingresso, sulla destra, appare dal nulla un'area delimitata da una rete di recinzione in plastica arancione traforata e da un alto cancello in ferro. Che si tratti di un cantiere è evidente anche dal cartello di "divieto di accesso ai non addetti ai lavori" sistemato sul cancello. Addetti ai lavori che però, a ben guardare lo stato di conservazione dell'area, devono aver abbandonato il cantiere da diversi anni.

Il cancello, nonostante il divieto ben esposto, è aperto. E all'interno c'è come una pavimentazione in cemento. Un grande spiazzo che sul versante est, davanti al cancello, presenta come una muraglia di cellublok alta almeno sei metri. A ridosso del manufatto, il cui utilizzo risulta di difficile comprensione, tre carcasse di auto semidistrutte, con la carrozzeria rovinata e senza pneumatici. A fianco, ridotti in modo analoghi, almeno tre furgoni, modelli tipicamente utilizzati nel settore edile.

E ancora, davanti alla muraglia di cellublok due vasche quadrate in cemento interrate,all'interno delle quali si è accumulata acqua. Per non parlare dell'alta cisterna di un verde ormai sbiadito abbandonata a pochi metri dai cellublok e delle erbe infestanti che sono cresciute ovunque, nelle crepe del manto in asfalto, a ridosso delle auto e dentro i container che - è chiaro osservando gli interni - sono stati usati come uffici. Faldoni, raccoglitori in plastica, carte di progetti: tutto ammassato all'interno di queste due stanze fittizie, e abbandonato alle intemperie e agli animali.

Che il cantiere non venga utilizzato da anni è evidente dal degrado che ormai regna sovrano: oltre ad auto e furgoni arrugginiti, erbacce e rifiuti mostrano lo stato di abbandono. Il risultato? Un cantiere fantasma che ai tanti residenti che usano la pineta in zona Aniene per far passeggiare i loro cani appare più come una discarica a cielo aperto.

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