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La fabbrica alla base di un'identità
L'opinione del presidente dell'Anpi di Rosignano sull'ipotesi di scegliere Marina di Rosignano
ROSIGNANO. Cambiare nome si può e qualche volta si deve ma non è sempre facile. Non sono poche le strade e le piazze di Rosignano che nel corso delle vicende storiche lo hanno fatto: cominciarono i fascisti cambiando nome, con tanto di delibera del consiglio comunale, alla piazza Pietro Gori, a Rosignano Marittimo, intitolandola a Libero Turchi, uno squadrista caduto negli scontri con gli antifascisti e prontamente alla Liberazione il nome fu ripristinato in quello del notissimo esponente del movimento anarchico.
E così l'attuale via del Partigiano a Rosignano Solvay era stata intitolata a Dino Leoni un altro fascista caduto, o come quel Villaggio Costanzo Ciano, poi rinominato villaggio Garibaldi con le sue vie (Derna, Premuda, Bengasi, Cortellazzo) intitolate a episodi e località della prima guerra mondiale, dell'avventura coloniale italiana o delle rivendicazioni fasciste su territori sotto la dominazione altrui (via Corsica). I fascisti ci dettero dentro per davvero: nell'Alto Adige tutta la toponomastica fu italianizzata (Bozen-Bolzano) e così nell'Istria nel tentativo di recidere le radici slave di quelle terre.
Per i paesi è più difficile. Un caso particolare è quello di Salvia di Lucania che,reo di aver dato i natali all'anarchico Giovanni Passanante che aveva tentato, nel 1878 con un temperino, di attentare alla vita del re Umberto I° di Savoia, si vide costretto a cambiare il nome in Savoia di Lucania come tuttora si chiama e dove le polemiche sul cambio di nome non si sono ancora placate, vista la costituzione di un comitato che chiede il ripristino del nome preesistente. Avvenimenti di grande portata storica come si vede possono suggerire la necessità di cambiare il nome ad una località, ma dov'è questa necessità per Rosignano Solvay? Ma teniamocelo questo vecchio nome!
Quella fabbrica che tanto fa discutere è, piaccia o non piaccia, alla base delle radici della nostra identità. È all'ombra di quelle ciminiere che Rosignano ha vissuto negli anni, le speranze e le tragedie, le gioie e i dolori della vita. Là sono intrecciati amori, sono nate famiglie e figli, abbiamo gioito e sofferto siamo cioè diventati una comunità e le comunità, come gli alberi, hanno bisogno delle radici per fiorire meglio. Vediamo quello che si può fare allora, per ricostruire il filo della memoria storica di questo paese, e pensiamo ad iniziative che vadano nel segno di unire e non di dividere ulteriormente il paese come quella, peggiore a mio avviso del cambiamento totale del nome, di una denominazione più accattivante per la sola zona a ovest della ferrovia.
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