Il Tirreno

l’intervista

Da cameriere a diplomatico «Vi racconto la mia Londra»

di Gabriele Bibbiani
Da cameriere a diplomatico «Vi racconto la mia Londra»

CECINA. A Cecina tutti lo conoscevano come uno dei figli dell’Orso: parliamo di Antonio Paoletti, cecinese doc, figlio di Franco, meglio conosciuto come l’Orso, noto ristoratore, e di Ilia Nencini,...

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CECINA. A Cecina tutti lo conoscevano come uno dei figli dell’Orso: parliamo di Antonio Paoletti, cecinese doc, figlio di Franco, meglio conosciuto come l’Orso, noto ristoratore, e di Ilia Nencini, conosciuta come la sorella di Zeno. Antonio oggi è sposato con Antonella e ha due maschietti: Franco e Leonardo. Da più di 25 anni vive e lavora a Londra dove andò quasi per caso ventiquattrenne spinto dal padre per imparare un po’ di inglese.

Franco Paoletti, lo ricordiamo, aveva gestito con l’allora moglie Ilia il ristorante da Franco in corso Matteotti, al ponte, e successivamente il ristorante dall’Orso immerso nel bosco lungo la strada per Casale. Antonio partì entusiasta, lasciò Cecina con 470.000 lire in tasca e l’idea di tornare di lì a poco, ma non è più tornato, o meglio, torna ogni anno a fare visita ai genitori e al fratello Emilio che gestisce il bar La Fonte a Guardistallo. Antonio Paoletti a Londra trovò subito lavoro nella ristorazione, e con quello terminò gli studi alla University of London. Nel frattempo aveva trovato impiego in ufficio e a suon di lavoro e studio conquistò un posto di prestigio come funzionario presso un organismo delle Nazioni Unite, l’IMO (International Maritime Organization), un’agenzia governativa specializzata che si occupa della sicurezza della navigazione commerciale nel mondo. Antonio lavora ancora oggi per l’IMO ed è un diplomatico italiano all’estero, responsabile della sezione Meeting Services & Interpretation della divisione conferenze.

Antonio, come fu la sua esperienza arrivando a Londra nel 1989?

“Arrivai in Inghilterra conoscendo pochissimo l’inglese e quindi era tutto molto faticoso e demotivante. Dopo qualche settimana che ero là, lavorando in un noto ristorante della città, un cliente mi chiese dove fosse la toilette e io pensai che mi avesse chiesto un drink, così aprii il frigo per servirlo... Che figura feci!”.

Chi andava a Londra allora e chi va all’estero oggi?

“Negli anni ’80 non c’era necessità di andare a lavorare fuori perché nella nostra zona c’era lavoro a sufficienza. In quegli anni a Londra arrivava dall’Italia molta manovalanza, a distanza di oltre vent’anni, invece, i lavori umili sono appannaggio di africani, orientali, medio-orientali, est europei e i nostri connazionali arrivano già con un background buono per cui li aspettano lavori di concetto e specializzati. Ad esempio offrono molto i campi dell’informatica, della finanza, dell’infermieristica e della medicina”.

Vuol dare un consiglio ai giovani suoi concittadini che vorrebbero fare un’esperienza simile alla sua?

“Per andare all’estero occorre rimboccarsi le maniche e lavorare tanto per pagarsi le spese e dimostrare che valiamo in modo da poter fare una progressione di carriera. Conoscere la lingua è fondamentale. Gli inglesi hanno una mentalità molto meritocratica per cui se vali ti fanno avanzare altrimenti rimani al palo o peggio ti escludono. In Gran Bretagna è molto semplice trovare lavoro o aprire un’attività in proprio. E’ bene che un giovane arrivi portando delle copie di curriculum in inglese ben fatto in termini di semplicità, chiarezza e sintesi perché gli inglesi non amano le infiorettature. Affittare un appartamento nel centro di Londra è abbastanza costoso, quindi il consiglio è di locarlo, magari con due o tre conoscenti, in una zona più distante dal centro (zona 3 o 4). Ma l’estero non è solo Londra e ci sono altre città interessanti dove andare, per esempio Edimburgo, Manchester o Birmingham, per non parlare di Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda”.

Che rapporto hanno gli inglesi con lo Stato e lo Stato con i cittadini?

“Il rapporto è idilliaco: lo Stato rispetta i cittadini e loro hanno un grande rispetto della cosa pubblica. La burocrazia è stata azzerata e tutto si può fare da casa con una telefonata o un’e-mail”.

Dopo tutti questi anni si sente più italiano o inglese?

“Mi sento italiano a tutti gli effetti, portatore dei nostri valori e della nostra tradizione”.

E i suoi figli?

“Per loro è tutto diverso, sono perfettamente integrati nel tessuto sociale inglese. Per loro vedo un futuro a metà tra Italia e Inghilterra, me lo auguro per non far perdere loro le radici”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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