Il Tirreno

Primi giorni di scuola in Norvegia

Manolo Morandini

Cecina, l’esperienza della 4ª Grafici dell’Isis Marco Polo dal 16 al 23 settembre

2 MINUTI DI LETTURA





CECINA. Scarponi. Zaino in spalla e una strada da esplorare. La natura e il tempo dei ritmi lenti. Fuori dalla quotidianità scandita dalla scuola e mille altri impegni. È così che si scoprono e imparano a conoscersi gli studenti della 4ª D Grafici dell’Isis Marco Polo di Cecina. Dal 16 al 23 settembre saranno in Norvegia, a Kristiansand. Partiranno in 14 su 17 che compongono la classe, accompagnati dal professore d’italiano Sandro Betti. Sarà il modo per ricambiare la visita della scorsa primavera di un gruppo di studenti norvegesi, ospitati in una struttura del parco naturale di Montioni. «Non è solo una gita, è una cosa che coinvolge anche l’handicap – precisa il professor Betti –. È un’esperienza altamente formativa».

L’occasione per uscire dai confini dell’aula l’ha offerta il progetto che da alcuni anni sta portando avanti con tenacia e successo il dottor Paolo Pini dell’Asl 6 di Livorno. Si chiama “Naturalmente uguali” e si propone di favorire occasioni di socializzazione tra chi soffre di malattie mentali e ragazzi delle scuole superiori. L’attività fa il paio con altre simili svolte in altri Paesi europei ed è da qui gli scambi internazionali. «Nel 2009 proposi ai ragazzi della quarta dell’epoca un’alternativa alla gita di classe – dice Betti –. Si sentiva il peso delle difficoltà economiche ed era un modo per non lasciare nessuno a casa. Quella fu la prima esperienza. I ragazzi rimasero entusiasti e da allora ogni anno partecipo con una classe».

Gli ingredienti sono semplici. Socializzare attraverso la vita comunitaria ed esperienze fuori dall’ordinario. Trekking, escursioni in bici o kayak. «Con i giusti stimoli i ragazzi si rivelano uguali a quelli di ogni epoca – afferma il professor Betti –. Non faccio parte dei giovanilisti, ma sono convinto che non sia il caso di stare loro troppo addosso. Insomma, nell’immaginario degli adulti vengono inquadrati come vagabondi quando la situazione è il contrario e dovrebbero essere loro ad essere arrabbiati con i grandi». E aggiunge: «In queste esperienze i ragazzi si misurano con le loro paure. E tra queste ci sta anche quella di fare la valigia per un viaggio lontani da casa». E i genitori? «Sono affascinati, invidiosi e apprensivi. Ma dovranno fare i conti con la regola che non ammette continue chiamate per sentire come stanno i figli. Insomma, sarà una settimana quasi internet free». Nota stonata? Il viaggio se lo devono pagare i ragazzi. «In tutto spendiamo circa 2.000 euro. Si tratta di un’esperienza altamente formativa e in un Paese che si occupa dei propri ragazzi dovrebbe essere gratuita. In questo caso sarà il Consiglio d’istituto a dare un contributo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino