Meteo
Ciao Nino, anima del tennis ai Canottieri Solvay
E' morto Caniparoli ex giocatore e per oltre 40 anni custode dei campi in terra rossa
ROSIGNANO. Una maglietta ed un paio di pantaloncini, calzini bianchi e scarpe da tennis. Se una cosa non mancava, però, nelle giornate primaverili e d’estate era il cappello di paglia, irrinunciabile compagno di lavoro. E la bicicletta che lo accompagnava in quel tragitto di sempre. Ciao Nino, perchè a Rosignano e al circolo Canottieri dove ha trascorso praticamente quasi tutta l’esistenza, Caniparoli - classe 1934 - era per tutti Nino. Se n’è andato ieri mattina, dopo che negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano aggravate. Lasciando un ricordo indelebile in tutti quanti lo hanno conosciuto. Figlio di dipendente Solvay, buon tennista e prezioso custode per anni dei campi in terra battuta dei Canottieri. Racconta Sergio Bellucci, ex presidente del circolo: «Una grande persona e soprattutto un grande personaggio. Dire Nino è uguale dire tennis. E' un binomio inscindibile. Nino è stato e sarà sempre il tennis del Circolo Canottieri Solvay e di tutto il territorio. Aveva il tennis nel sangue. E' stato un buon giocatore, classificato come molti altri, ma lui era unico. Giocava un tennis inventato, fuori dagli schemi classici. Da ricordare la sua palla corta che a volte riusciva a farla ritornare nel proprio campo». E ancora: «Ha insegnato tennis a tutti, a generazioni intere di bambini. Nino è stato per oltre 40 anni il custode dei campi da tennis del nostro circolo. Anche nel suo lavoro era unico. Migliaia di giocatori hanno calcato i campi da tennis del Circolo Canottieri Solvay e tutti hanno sempre detto che i campi che faceva Nino erano unici e i migliori d'Italia. Aveva una serietà ed un attaccamento al lavoro maniacale. Nino pur essendo in festa, si alzava alle cinque del mattino, per bagnare tutti i campi da tennis da lasciare perfettamente ordinati ai soci ed io passavo a prenderlo non a casa ma sul posto di lavoro». Bellucci lo descrive come una persona libera “che ha sempre agito come la pensava”: “non è mai arretrato di un passo e questa forse è stata la sua più nobile qualità”. Amava i bambini. Una volta uno di loro gli dedico un pensiero, che il nostro giornale pubblicò. Chiudeva così: «Il suo corpo è strano, ma in fondo ha un cure d’oro». Lascia i nipoti ed un vuoto ai Canottieri, la sua seconda casa. Stamani alle 9,30 nella sala mortuaria dell’ospedale di Cecina la benedizione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
