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«Non ti dico addio ma solo arrivederci» Palazzi saluta Fiorello
Al funerale del patron storico del bar Napoli ricordi affettuosi e il saluto del parroco don Michele
CECINA. Chissà in quanti ricorderanno Fiorello Giannellini sorridente al bar Napoli pronto a servire un caffè. Ieri mattina, alle dieci e mezzo in punto, la chiesa di Palazzi era piena, perché gli amici di una vita si sono stretti attorno alla famiglia per onorare quest’uomo gentile e schietto, sorridente e mai privo di buonsenso. A don Michele Casarosa, che ha detto la messa, disse un giorno in enoteca: «Lei è l’unico sacerdote della terra che non beve il vino», quando questi si presentò chiedendo una bottiglia di bianco per il padre.
Viveva così, in modo allegro e gioviale. Il senso del rispetto non gli mancava. Al locale che gestiva aveva dato un’anima, rendendolo riconoscibile a chiunque perché, da sempre, sono le persone che creano i luoghi e non viceversa. I clienti del bar Napoli degli anni d’oro ne sono testimoni. Le partite a carte e a biliardo fino alle prime ore del mattino, un bicchiere al volo prima di rientrare in ufficio, un cappuccino e un pezzo dolce di prima mattina: episodi che hanno scritto un capitolo di storia della città. Chi li ha vissuti in prima persona non li dimentica. Quelli che li hanno sentiti raccontare stentano a crederci. «Mai dimenticheremo il sorriso e la simpatia di Fiorello – ha detto don Michele –, perché aveva un senso dell’amicizia e una serenità d’animo incredibili. Lo avevo visto giovedì scorso e, insieme, avevamo riso e scherzato. Il nostro non è un addio, ma un arrivederci. Preghiamo affinché continui a ricordarsi di noi e dei suoi cari. Per lui, la vita era fatta di cose semplici, come la fratellanza e il volersi bene».
Le offerte raccolte durante la funzione, ha concluso il parroco, saranno destinate a un’opera di carità. Un gesto semplice, voluto per aiutare chi purtroppo ha bisogno. Gli aneddoti per raccontare la persona (e il personaggio) sono mille. Il bar non era un locale, ma un punto di ritrovo. Anche per un gruppo di adolescenti che, a metà degli anni 80, lo bazzicavano per giocare a Goriziana. Fiorello li conosceva tutti: un giorno salì le scale, sorrise e prese la stecca. Sponde, raddoppi, rinterzi, la palla che arrivava precisa sui birilli: un maestro capace di mettersi al pari degli allievi insegnando senza giudicarli. «Ora tocca a voi, buon divertimento. E occhio al panno».
Li salutò così, tra pacche sulle spalle e suppliche dal gruppo per rivedere le posizioni, i colpi e imparare le traiettorie. I ragazzi rimasero senza parole, perché non se lo aspettavano. L’impresa funebre Frongillo, che ha curato le esequie, lo ha accompagnato al camposanto. Dove riposerà ricordato dall’affetto della famiglia. Un corteo lento e silenzioso lo ha seguito per rendergli l’ultimo saluto.
Michele Falorni
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