Il Tirreno

Addio a Fiorello il suo bar Napoli ha fatto storia

di Maria Meini
Addio a Fiorello il suo bar Napoli ha fatto storia

A Cecina tutti lo ricordano con il suo gilet e il papillon, per 55 anni alla guida del noto locale sul corso. I funerali stamani a Palazzi

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CECINA. Addio a Fiorello Giannellini, per tutti Fiorello del bar Napoli, “ereditato” dal padre Fiore e condotto insieme alla moglie Nicla per 55 anni, fino al 2005. Era un ragazzetto e aveva i pantaloni corti quando cominciò a calcare le assi dietro al bancone di legno scuro. 78 anni compiuti ad aprile, lo storico barista simbolo del commercio cecinese degli anni del boom, col suo panciotto a righe e il papillon rosso, è morto domenica sera all’ospedale di Cecina dove era stato ricoverato da alcuni giorni. Sembra a causa di un blocco intestinale. Le sue condizioni si sono aggravate, racconta il figlio Gianni: domenica mattina Giannellini è stato sottoposto a un intervento chirurgico ma non è riuscito a riprendersi e nel pomeriggio è deceduto.

Una notizia che ha scosso tanti amici, di Cecina e di Palazzi, dove viveva, o semplici conoscenti. Chi non è mai passato dal suo Napoli? Fiorello era un simbolo di Cecina. Conosciutissimo per la sua attività e per la propensione alla battuta. La passione per il calcio, un grande amore per il Cecina e la Juventus, per il biliardo e le carte. Di cui il bar era un piccolo tempio.

Stamani alle 10,30 il funerale nella chiesa parrocchiale di Palazzi. Lascia la moglie Nicla Benci, con la quale ha lavorato gomito a gomito per più di mezzo secolo, al bancone del Napoli sul corso Matteotti; tre figli maschi, Paolo, Claudio e Giovanni (Gianni) e quattro nipoti: Viola, Gaia, Luca e Mattia. Nel 2005 Fiorello si era ritirato, ma non aveva lasciato del tutto l’attività commerciale, aiutando il figlio Gianni che aveva proseguito la tradizione di famiglia aprendo un’enoteca e rivendita di vini. «Mio padre mi era sempre vicino – dice Gianni - con una parola, un consiglio. La sua esperienza era preziosa». Un fulmine a ciel sereno, perché fino alla scorsa settimana «stava benissimo, andava a passeggiare con la sua bicicletta».

«Fiorello è un eroe di Cecina. Non capisco perché il sindaco non intitoli una via o una piazza a questi uomini qua... Glielo chiederò». Romano Giannini, amico di una vita nonostante da tanti anni si sia trasferito a Reggio Emilia, lo vuole ricordare così Fiorello, come un eroe di Amici miei in sala cecinese. Ironico, giocoso, sempre pronto alla battuta. Impietoso anche verso se stesso. Gli anni Cinquanta e la Dolce vita sul corso Matteotti Giannini li ha raccontati nel libro autobiografico “Ho paura che mi prenda per il culo”, che gli è costato pure un processo. Dal quale è uscito vincitore grazie anche alla testimonianza del patron storico del bar Napoli. «Un amico sincero, Fiorello. Lo voglio ricordare così com’era per davvero - dice Giannini -: sono sicuro che lui vorrebbe un funerale alla Amici miei, dove si comincia a sorridere dalla curva... Quando arriverà in paradiso chiederà al Signore la licenza per aprire un bar anche lassù e lo chiamerà Napoli Paradise. E starà “daddio”, scritto tutto attaccato mi raccomando!»

Il babbo di Romano Giannini, Tripoli, ha 103 anni e tuttora frequenta il bar Napoli. «Quando l’ha saputo piangeva come un bimbo - racconta il figlio -. Guardi, noi ci conoscevamo da quando eravamo ragazzi. A 13 anni si aspettava che Fiore, il papà di Fiorello, andasse a letto per continuare a giocare a biliardo. Perché al bar Napoli non si dormiva mai».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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