Il Tirreno

Per la Bottega più firme dei voti presi dal sindaco

di Manolo Morandini
Per la Bottega più firme dei voti presi dal sindaco

Guardistallo, oltre 400 le persone a sostegno della petizione contro lo sfratto L’alimentari dal 1948 è in affitto in un fondo del Palazzo comunale

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GUARDISTALLO. Le firme sono più dei voti con cui Sandro Ceccarelli è stato eletto sindaco di Guardistallo. In calce alla petizione con cui si chiede di rivedere la decisione della giunta di dare lo sfratto della Bottega del popolo dai locali al piano terra del municipio, in via Palestro, ci sono 406 nomi e cognomi. Nelle urne, a maggio del 2014, invece, a scegliere l’attuale primo cittadino furono in 391 mentre altri 390 si espressero per la rivale Rita Pampana (Democratici per Guardistallo). Insomma, se ce ne fosse bisogno, anche la vicenda del negozio di alimentari aperto nel 1948 dal sindaco dell’epoca proprio in quelle stanze è la cartina di tornasole di un borgo diviso a metà.

Eppure, sul caso il sindaco Ceccarelli è stato netto: «Anche vi fosse stata la volontà politica di rinnovare l’affitto del fondo a fini commerciali sarebbe stato comunque obbligatorio indire un pubblico bando dove tutti, amici e non, avrebbero potuto concorrere. L’attività utilizza uno spazio di proprietà di un ente pubblico che originariamente fu concesso a una cooperativa sociale sciolta nel 2000 quando il Comune affidò i locali al dipendente della cooperativa stessa senza alcun bando pubblico».

La Bottega del popolo, salvo novità, dovrà abbassare la saracinesca a febbraio 2016. Il contratto di locazione scade l’1 marzo del prossimo anno e solo da quella data il Comune si riprenderà quelle stanze, sulla scorta della volontà dichiarata dal sindaco di «uniformare l'utilizzo e la destinazione istituzionale del Palazzo Comunale, sanando con la scadenza contrattuale una unicità che non ha uguali in tutta l’Unione dei Colli».

Nel frattempo, la titolare dell’attività Maria Teresa Mancini prova a dare battaglia ed evitare la chiusura del negozio da cui dipendono il suo lavoro e quello della nipote. «A Guardistallo non è facile trovare un fondo commerciale equivalente, senza parlare dei costi gravosi che occorrerebbero per un nuovo eventuale avviamento». Il timore è quello di veder sfumare il lavoro di una vita, specie di fronte alla prospettiva che la pensione non arriverà prima del 2021.

Le firme sono state raccolte nel negozio dove dall’epoca della delibera di giunta, la 7 del 23 gennaio 2015, è stato affisso il comunicato con cui si avvisa la clientela della chiusura. Mancini però non ci sta. «È veramente grave che in un momento di forte crisi economica e di tensione sociale la volontà di un sindaco eletto col margine di un voto determini la chiusura di una delle due attività alimentari di Guardistallo». E ancora: «Il tutto per adibire il fondo ad attività ludiche paesane per le quali, esiste già a pochi metri di distanza, un locale che è utilizzato in minima parte».

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