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A 90 anni contro la ruspa, sit-in di 4 ore in spiaggia
San Vincenzo, la pioggia ha rovinato la massicciata alla foce del Renaione. La protesta del titolare dello stabilimento Il Delfino per i lavori in piena stagione balneare
SAN VINCENZO. «Io, di qui, non mi muovo finché non ricoprono i massi con la sabbia». L’immagine è piuttosto suggestiva: lì, sopra una sedia, il capo coperto da un ampio cappello di paglia, con sullo sfondo massi sparpagliati fino alla foce del fosso Renaione. Duilio Frati, novant’anni compiuti a marzo, padrone dello stabilimento balneare Il Delfino, ha deciso alle 11,30 circa di lunedì 15 giugno di protestare così, seduto in mezzo al cantiere recintato in cui i mèzzi della ditta appaltante, la Cadelago di Piombino, si stavano apprestando a rimediare al mezzo disastro del giorno prima.
Molte le persone affacciate alla terrazza di piazza Gramsci. Molte di più quelle che vi si sono affacciate nel pomeriggio di domenica 14 giugno, per scoprire uno scenario straniante: la spiaggia cosparsa di massi e acqua putrida proveniente dal fosso Renaione. Nel cui tunnel, a pochi metri della foce, abbiamo trovato di tutto, perfino un carrello del supermercato.
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Il problema al lavoro di sistemazione della foce del fosso è avvenuto a seguito di un quarto d’ora di pioggia. Piuttosto forte, sì, ma niente di che. Le sponde del letto di massi ultimato pochi giorni fa hanno ceduto. La visione è surreale: una sorta di cava in riva al mare o un degradato paesaggio pseudo-lunare inventato da qualche scrittore di brillante fantasia. Una pioggia durata una manciata di minuti è stata sufficiente per spazzare via il lavoro cui il Comune di San Vincenzo teneva tanto e per il quale si sono attese a lungo le autorizzazioni della Provincia di Livorno.
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Mentre cerchiamo di capire le ragioni di Duilio Frati, verso le 13 giungono due carabinieri che ci chiedono di allontanarci per parlare con lui. Mentre ci troviamo sul muretto accanto alla foce del Renaione, arrivano dei tecnici Asa a dare un’occhiata alla stazione di sollevamento. L’occhiata noi l’avevamo data la sera prima, quasi al tramonto ma senza molto romanticismo. L’odore era sgradevole, ma ci siamo tappati il naso. Gli occhi non ce li siamo tappati e abbiamo visto, oltre al carrello immerso nell’acqua stagnante, cavi elettrici sparsi e all’aria, alla portata di tutti, plastica e detriti vari allaccaiati quasi appassionatamente (l’amore è cieco) alle pompe arruginite e ossidate di questa piccola landa in riva al mare.
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Parliamo anche con un tecnico comunale giunto sul posto, che ci spiega che i lavori sarebbero proseguiti una manciata di ore e avrebbero previsto delle sponde in cemento ai due lati, in modo che il letto si trasformasse in una sorta di trapezio rovesciato. Ma Duilio Frati è sempre lì, e forse soltanto le nuvole che incombono minacciose e cineree possono convincerlo ad abbandonare la protesta. I turisti che passano osservano un po’ perplessi questi massi sulla spiaggia, la ruspa sui massi, il signor Duilio sul cantiere. Scuotono la testa, ma non per Frati, quanto per la spiaggia messa in queste condizioni. Alle 15,30, dopo una lunga opera di convincimento da parte dei carabinieri della locale caserma, Frati lascia la spiaggia. Poco dopo, la ditta Cadelago si rimette al lavoro e in un paio d’ore sistema i massi e ne mette altri come argini ai lati. Adesso le criticità, a quanto sembra, sarebbero state eliminate.
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