Italia
Pesci e tante carezze per allevare Nella la piccola gabbiana
Stefania Ragoni l’ha trovata ferita un anno fa ai Pungenti Per tutto l’inverno con l’amica Gloria Pardini l’ha nutrita
CASTIGLIONCELLO. La storia di “Nella”, la femmina di gabbiano trovata ancora pulcino un anno fa sulla scogliera dei Pungenti di cui oggi è diventata la mascotte, sta tutta nel nome che gli hanno dato i bambini della classe seconda della scuola primaria di Pomarance -Capoluogo. La storia di una gabbianella, ferita e senza speranze, che grazie alle cure di Stefania Ragoni, dirigente, oggi in pensione, dell’Istituto Tabarrini di Pomarance, è cresciuta senza la costrizione di una gabbia. Togliendo il suffisso “gabbia” dalla parola gabbianella rimane, appunto “Nella”. Ossia il nome con il quale è stata ribattezzata la femmina di gabbiano. Ed è proprio Stefania Ragoni a raccontare la storia della mascotte. «Non sono io che ho adottato Nella – dice subito Ragoni – ma è lei che mi ha scelta».
Tutto ha avuto inizio nell’agosto scorso. Stefania Ragoni era appena andata in pensione; un passo non facile per chi, come lei, ancora ama il suo lavoro. «Ho così deciso di trascorrere più tempo a Castiglioncello – dice - dove ho una casa. Proprio in agosto, sbattuto sugli scogli dei Pugenti, dove vado al mare, ho visto arrivare un piccolo pulcino: aveva un’ala spezzata e un occhio ferito che, purtroppo, ha perso. I primi tre giorni Nella li ha trascorsi becchettando lo smalto argentato che una signora di Firenze aveva dato sulle unghie dei piedi. Non appena l’ho vista mi si è avvicinata e da allora non mi ha più lasciato. Ovviamente, non sapevo che fare – continua Ragoni – e così ho chiamato una volontaria veterinaria: la fine di Nella sarebbe stata quella di essere rinchiusa in una gabbia. Era troppo piccola perché potesse farcela da sola. L’alternativa, la migliore, era quella di proteggerla e nutrirla lasciandola nel suo ambiente naturale». Non ci ha pensato molto Stefania Ragoni: «ho deciso di provarci e, per questo, mi sono sempre tenuta in contatto con la Lipu. Devo dire che nell’allevare la gabbianella sono stata aiutata da Gloria Pardini, un’amica che frequenta i Pungenti. A Natale e per le altre feste, abbiamo fatto i turni per non lasciare Nella senza cibo e senza protezione». Ogni giorno, per un anno, anche sotto la pioggia o la grandine, la donna si è recata ai Pungenti per portare cibo a Nella: «Sono diventata – dice scherzando – l’incubo dei pescivendoli di zona. All’inizio dovevo cercare pesci di taglia piccolissima. Quando arrivavo ai Pungenti, bastava facessi un fischio, e lei, ancora pulcino, sbucava dagli scogli». Ma il nutrimento non è stato l’unico problema: «È arrivato il giorno che Nella doveva imparare a volare. E così, mi sono buttata in mare e ho iniziato a chiamarla. Lei, per raggiungermi, ha dovuto fare il suo piccolo e breve volo. Poi, a gennaio, finalmente, ha scoperto le correnti ascensionali. Ma non è stato semplice. Purtroppo la mamma della gabbianella si è vista solo una volta, l’anno scorso a settembre». Altro problema è quello dei gabbiani maschi adulti: «Quando porto il cibo, devo stare attenta che non venga aggredita; purtroppo è accaduto e lei sparisce anche per due giorni». Adesso, quando Stefania Ragoni o Gloria Pardini scendono ai Pungenti, basta attendere pochi minuti prima di vedere, in lontananza, la sagoma di Nella. «Per lungo tempo – dice Ragoni – avevamo paura che qualcuno potesse farle del male. Nella cammina sugli scogli o sul bagnasciuga, è socievole con le persone, arriva anche a becchettare gli asciugamani dei villeggianti. È diventata la mascotte dei Pungenti anche se, quando non ci sono, è ancora piuttosto diffidente». Alcune settimane fa la veterinaria Cecilia Giorgetti che fa parte anche delle Gav della Lipu, è tornata a fare un sopralluogo per vedere lo stato di salute della gabbianella. «La stiamo monitorando – dice Giorgetti – e ricordiamo a tutti che la legge 157 del ’92 protegge le specie selvatiche. La gabbianella è ancora piccola, occorrono ancora tre anni affinché possa definirsi adulta. Per questo va ancora protetta». Una protezione che invoca anche la “mamma adottiva” perché «sembrerà strano – conclude Ragoni – ma quando salviamo un animale, il legame che si crea è davvero molto forte».
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