Il Tirreno

Pesci e tante carezze per allevare Nella, la piccola gabbiana

Alessandra Bernardeschi
Stefania mentre fa mangiare la piccola gabbiana Nella
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Stefania mentre fa mangiare la piccola gabbiana Nella

Castiglioncello: Stefania Ragoni l’ha trovata ferita un anno fa ai Pungenti e per tutto l’inverno con l’amica Gloria Pardini l’ha nutrita

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CASTIGLIONCELLO. La storia di “Nella”, la femmina di gabbiano trovata ancora pulcino un anno fa sulla scogliera dei Pungenti di cui oggi è diventata la mascotte, sta tutta nel nome che gli hanno dato i bambini della classe seconda della scuola primaria di Pomarance-Capoluogo. La storia di una gabbianella, ferita e senza speranze, che grazie alle cure di Stefania Ragoni, dirigente, oggi in pensione, dell’Istituto Tabarrini di Pomarance, è cresciuta senza la costrizione di una gabbia. Togliendo il suffisso “gabbia” dalla parola gabbianella rimane, appunto “Nella”. Ossia il nome con il quale è stata ribattezzata la femmina di gabbiano. Ed è proprio Stefania Ragoni a raccontare la storia della mascotte. «Non sono io che ho adottato Nella – dice subito Ragoni – ma è lei che mi ha scelta».

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Tutto ha avuto inizio nell’agosto del 2014. Stefania Ragoni era appena andata in pensione; un passo non facile per chi, come lei, ancora ama il suo lavoro. «Ho così deciso di trascorrere più tempo a Castiglioncello – dice - dove ho una casa. Proprio in agosto, sbattuto sugli scogli dei Pugenti, dove vado al mare, ho visto arrivare un piccolo pulcino: aveva un’ala spezzata e un occhio ferito che, purtroppo, ha perso. I primi tre giorni Nella li ha trascorsi becchettando lo smalto argentato che una signora di Firenze aveva dato sulle unghie dei piedi. Non appena l’ho vista mi si è avvicinata e da allora non mi ha più lasciato. Ovviamente, non sapevo che fare – continua Ragoni – e così ho chiamato una volontaria veterinaria: la fine di Nella sarebbe stata quella di essere rinchiusa in una gabbia. Era troppo piccola perché potesse farcela da sola. L’alternativa, la migliore, era quella di proteggerla e nutrirla lasciandola nel suo ambiente naturale». Non ci ha pensato molto Stefania Ragoni: «ho deciso di provarci e, per questo, mi sono sempre tenuta in contatto con la Lipu. Devo dire che nell’allevare la gabbianella sono stata aiutata da Gloria Pardini, un’amica che frequenta i Pungenti. A Natale e per le altre feste, abbiamo fatto i turni per non lasciare Nella senza cibo e senza protezione». Ogni giorno, per un anno, anche sotto la pioggia o la grandine, la donna si è recata ai Pungenti per portare cibo a Nella: «Sono diventata – dice scherzando – l’incubo dei pescivendoli di zona. All’inizio dovevo cercare pesci di taglia piccolissima. Quando arrivavo ai Pungenti, bastava facessi un fischio, e lei, ancora pulcino, sbucava dagli scogli».

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Ma il nutrimento non è stato l’unico problema: «È arrivato il giorno che Nella doveva imparare a volare. E così, mi sono buttata in mare e ho iniziato a chiamarla. Lei, per raggiungermi, ha dovuto fare il suo piccolo e breve volo. Poi, a gennaio, finalmente, ha scoperto le correnti ascensionali. Ma non è stato semplice. Purtroppo la mamma della gabbianella si è vista solo una volta, l’anno scorso a settembre». Altro problema è quello dei gabbiani maschi adulti: «Quando porto il cibo, devo stare attenta che non venga aggredita; purtroppo è accaduto e lei sparisce anche per due giorni». Adesso, quando Stefania Ragoni o Gloria Pardini scendono ai Pungenti, basta attendere pochi minuti prima di vedere, in lontananza, la sagoma di Nella. «Per lungo tempo – dice Ragoni – avevamo paura che qualcuno potesse farle del male. Nella cammina sugli scogli o sul bagnasciuga, è socievole con le persone, arriva anche a becchettare gli asciugamani dei villeggianti. È diventata la mascotte dei Pungenti anche se, quando non ci sono, è ancora piuttosto diffidente». Alcune settimane fa la veterinaria Cecilia Giorgetti che fa parte anche delle Gav della Lipu, è tornata a fare un sopralluogo per vedere lo stato di salute della gabbianella. «La stiamo monitorando – dice Giorgetti – e ricordiamo a tutti che la legge 157 del ’92 protegge le specie selvatiche. La gabbianella è ancora piccola, occorrono ancora tre anni affinché possa definirsi adulta. Per questo va ancora protetta». Una protezione che invoca anche la “mamma adottiva” perché «sembrerà strano – conclude Ragoni – ma quando salviamo un animale, il legame che si crea è davvero molto forte».

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