Il Tirreno

CECINA

Quasi 1200 pacchi viveri consegnati in un anno

Michele Falorni
Il centro di raccolta della Pubblica Assistenza
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Il centro di raccolta della Pubblica Assistenza

Il centro di raccolta della Pubblica Assistenza compie 15 anni

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CECINA. Compie quindici anni il centro di raccolta alimenti e vestiario della Pubblica assistenza di Cecina. Migliaia di persone piegate dai problemi della vita quotidiana hanno trovato sostegno, dal Duemila ad oggi, nelle parole delle 25 volontarie che lo gestiscono insieme al presidente Romano Giovannini e a Giovanni Ippolito. Famiglie colpite dalla crisi, uomini e donne in difficoltà hanno ritirato il pacco viveri oltre a maglioni e pantaloni, giubbotti e accessori. Un fiume di gente che, purtroppo, rispecchia la società e il periodo difficile in cui viviamo.
Gli orari sono sempre gli stessi: il lunedì e il mercoledì pomeriggio (ore 16-17.45) per l’abbigliamento e il venerdì per il cibo nella stessa fascia oraria. Se nel mare del bisogno si distinguono piccole gocce di umanità, il merito è delle 25 donne che, a turno, seguono l’attività, dedicandosi – il martedì – a riorganizzare il magazzino. Gli alimenti, la parte più delicata, vengono riposti in un luogo apposito controllandone le scadenze. In quelle stanze regna l’ordine, con la merce controllata e ordinata negli scaffali. Il vestiario occupa un capitolo a parte. Giovannini e Ippolito spiegano che, siccome le donazioni dei privati sono tante, un magazzino non basta più. E allora l’associazione con sede in piazza Alessandrini ha ritagliato una quota dal bilancio, circa 2400 euro l’anno, per pagare un altro fondo poco distante dove lasciare la roba da inverno durante l’estate e viceversa. Un lavoro non da poco, che impegna i volontari a classificare i panni e a spostarli al cambio delle stagioni, affinché la gente che bussa alla porta abbia la possibilità di scegliere con calma evitando confusione. Per quanto riguarda il cibo, la Pubblica assistenza riceve i contributi da un progetto dell’Unione europea, che li consegna attraverso il Banco alimentare di Firenze. Un aiuto arriva poi dall’Asl 6 (4mila e 500 euro) e dal Comune (mille) all’anno, che permettono al sodalizio di andare avanti, anche se le difficoltà non mancano perché la situazione è critica. Il 2014 ha registrato però un’inversione di tendenza: il calo è stato del 20 per cento, con 1117 pacchi viveri consegnati contro i 1560 del 2013. Ciò perché, dicono i responsabili, alcuni stranieri sono tornati a casa o cercano aiuto da altre parti. Chi ritira la busta trova zucchero, farina, pasta, legumi, tonno, riso e formaggio. Sufficienti a sfamare tre persone per qualche giorno.
La varietà degli alimenti non è più la stessa, la merce manca a causa della crisi. E chi si mette in fila non viene soltanto dall’estero, ci sono pure tanti cittadini. La proporzione è questa: 50 e 50 per quanto riguarda la richiesta degli alimenti, mentre per l’abbigliamento gli italiani sono il 30 per cento. “Il modo per ritirare la roba – spiegano i responsabili – è solo uno: essere maggiorenni e presentarsi con un documento per la registrazione di nome, cognome e nazionalità”. Altri dati definiscono la dimensione del problema. Nel 2014 sono state consegnate 1805 scatole di vestiario (a scelta), mentre nel 2013 sono state 1900. Calo anche in questo caso, benché il bisogno sia costante. Se nel magazzino della Pubblica assistenza la scelta è ampia, il merito è dei privati, che consegnano maglioni, pantaloni, giacche, scarpe e altro per ogni età che non indossano più chiusi in sacchetti di plastica e pronti per essere riutilizzati.
Non è difficile, negli orari di apertura, vedere la fila davanti all’ingresso della palazzina a lato della sede. Sono uomini e donne, famiglie e persone sole in cerca di aiuto e comprensione.
 

 

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