Italia
Campeggi non in regola riqualificazione in 2 anni
Bibbona, la dilazione alla base degli accordi tra il Comune e le 12 imprese Salva la stagione 2015: confermato il quadro è di 1.600 case mobili fuorilegge
BIBBONA. «Il quadro non è ancora completo e restano alcuni aspetti da valutare con controlli che sono ancora in corso». La premessa è del sindaco di Bibbona Massimo Fedeli. Ma sviluppi a parte quel che è certo è la riapertura dei dodici tra campeggi e parchi vacanza investiti dalle ordinanze di sgombero del dicembre 2014. La stagione turistica è salva. Per rientrare nei canoni delle leggi le strutture avranno tempo fino al 31 dicembre 2017. A stabilirlo sono gli accordi integrativi stipulati tra il Comune e ciascuna impresa, ovvero progetti di riqualificazione che alla scadenza daranno corso a quanto disposto con le ordinanze in termini di sgombero e rispristino dei luoghi.
La matassa. Una matassa ingarbugliata. Da una parte le norme poco chiare per il settore extra alberghiero, che hanno contribuito a generare il moloc a due passi dal mare e dall’altra l’effetto di ordinanze che già alla firma avevano tutti i presupposti per restare disattese. Il termine previsto dalla normativa di 90 giorni, per la rimozione e il ripristino dei luoghi, in alcuni casi difficilmente poteva essere rispettato senza contraccolpi per la sopravvivenza stessa delle aziende. In cifre la stima è di un costo dell’operazione nel suo complesso nell’ordine di un milione di euro. Senza contare le possibili ricadute per le imprese rispetto ai contratti in essere con i campeggiatori stagionali e i tour operator, investiti loro malgrado dai provvedimenti.
I numeri. «Delle dodici strutture coinvolte con otto gli accordi sono già sottoscritti e gli altri sono in fase di ultimazione, ma la strada è tracciata», precisa il sindaco Fedeli. Un’operazione di sgombero imponente ma che si farà a tappe. Colpita la quasi totalità di campeggi e parchi vacanza di Marina di Bibbona. Un settore determinante per quel milione di presenze turistiche che nella stagione balneare si registrano sul territorio comunale. L’ufficio tecnico del Comune ha contato più di 1.600 case mobili prive di autorizzazione su un totale di poco superiore alle 4mila. E strutture, come verande e cucinotti, fuori regola per tipologia costruttiva e dimensione. La prima fotografia risale al 2011, scattata da un rapporto congiunto degli agento della Forestale e della Polizia municipale. Ma sono serviti anni di rilettura delle norme per fare chiarezza. E tirare una riga. Quella fissata dalle ordinanze del 9 dicembre 2014.
Il meccanismo. «Siamo riusciti a tenere insieme il ripristino della legalità e l’interesse anche pubblico al mantenimento dell’equilibrio economico delle aziende investite dai provvedimenti – sostiene Fedeli –. Si tratta dell’offerta turistica prevalente con effetti anche sul piano occupazionale sia diretti che indiretti per un comune come il nostro che vive di turismo». Il vicesindaco Simone Rossi chiarisce i termini delle intese. «Gli accordi saranno attuati in vari step e soggetti a controlli per cui il caso di inadempienza si prevede che decadono e l’ordinanza originaria torni immediatamente eseguibile – spiega Rossi –. Dieci delle dodici strutture colpite hanno fatto ricorso al Tar ma nell’accordo è previsto l’impegno a non coltivarlo e la rinuncia al termine del progetto di riqualificazione senza alcun onere per l’amministrazione comunale».
Lo scenario. Un percorso sia politico che tecnico su cui mettono la faccia il sindaco Fedeli, il suo vice Rossi e il capogruppo Francesco Spinelli per far passare il messaggio di una maggioranza compatta, arrivata a un passo obbligato da un percorso che ha preso le mosse nel 2011. «Siamo stati accusati di voler far morire Marina di Bibbona, ma non sarà così. Abbiamo definito un percorso praticabile, che porterà a una soluzione e al rispetto della legge».
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