A novembre 2014 i sigilli a 35 immobili tra Livorno, Castagneto e San Vincenzo
Trentacinque immobili, di cui 16 appartamenti, cinque appezzamenti agricoli, un terreno adibito a stazione di servizio. E ancora otto autorimesse, due magazzini, un fabbricato a uso industriale e due...
Trentacinque immobili, di cui 16 appartamenti, cinque appezzamenti agricoli, un terreno adibito a stazione di servizio. E ancora otto autorimesse, due magazzini, un fabbricato a uso industriale e due immobili a uso corte. Tutto sequestrato (nella foto). Un patrimonio immobiliare del valore di 4 milioni di euro. Anche se dal totale del provvedimento scattato lo scorso novembre devono essere detratti 8 immobili che il Tribunale del riesame ha dissequestrato all’inizio di gennaio poiché i giudici hanno valutato una sproporzione tra le irregolarità finanziarie contestate e il valore del patrimonio si cui sono stati messi i sigilli. Questa la geografia delle proprietà originariamente poste sotto sequestro: un immobile a Livorno, 6 a Cecina, 19 a Castagneto Carducci, 3 a San Vincenzo e 6 a Campiglia Marittima. E in particolare, un immobile con annesso terreno di 16mila metri quadrati a Cecina, che è stato acquisito da Michelangelo Fedele all’asta. Una proprietà che stando alla procura ha un valore di mercato nell’ordine dei 500mila euro, e perciò ritenuto di gran lunga superiore al valore a cui è stato acquisito. A Cecina anche un capannone industriale, anche questo acquistato all’asta, per il quale viene stimato un valore di mercato di 400mila euro. Mentre nelle campagne di Castagneto Carducci il provvedimento di sequestro preventivo interessa più unità immobiliari, con annesso terreno di 1.800 metri quadrati. In questo caso viene stimato un valore della proprietà di circa 700mila euro a fronte di un prezzo di acquisto sborsato da Fedele nel 2009 di 180mila euro. Mentre a Campiglia Marittima si segnala un appartamento con annesso garage in pieno centro storico del valore di 250mila euro. Con il meccanismo del “ricatto nel preliminare” Michelangelo Fedele avrebbe accumulato negli anni un patrimonio immobiliare da magnate del mattone sparso in tutta la provincia di Livorno. Proprietà che in base alla tesi dell’accusa il settantenne, rispetto agli introiti economici dichiarati, non avrebbe potuto permettersi.
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