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Caso Ameruso, le motivazioni del giudice
La Procura di Livorno dopo il pronunciamento sulle responsabilità dell’incidente è pronta a chiudere le indagini
CECINA. “Le difficoltà nella ricostruzione del sinistro sono certamente riconducibili al quadro incompleto conseguente all’allontanamento della Onorati dal luogo dell’incidente”. È quanto scrive il giudice di pace Giovanna D’Alessio nelle motivazioni alla sentenza con cui sono stati condannati Alberto Calvo e Maura Onorati per l’incidente stradale in cui Paolo Ameruso ha riportato lesioni gravissime. Le motivazioni, che sono state depositate lo scorso 13 febbraio, completano lo scenario delle responsabilità nel sinistro. Una tappa attesa dalla Procura di Livorno che da tempo ha aperto due fascicoli d’indagine che guardano a ciò che è successo nel comando della polizia municipale di Cecina nelle ore e nei giorni successivi all’incidente.
La sentenza di primo grado del 29 gennaio con le relative motivazioni sono un punto di svolta. A partire dalla prova del coinvolgimento della vigilessa Onorati. Iscritti al registro degli indagati sono l’attuale comandante della polizia municipale di Cecina, Graziano Costagli, sua moglie e collega Maura Onorati e l’ispettore Stefano Michelacci. Il pm Fiorenza Marrara contesta ai tre agenti reati che vanno, a vario titolo, dall’abuso d’ufficio all’omissione di soccorso proprio per l’incidente al Paratino.
“Alla luce degli elementi di fatto delineati è provato che la signora Onorati si trovava nel punto esatto dove è avvenuto il sinistro per cui è causa nel momento in cui lo stesso accadeva”, si legge nelle motivazioni della sentenza. Alle 18 del 14 dicembre 2011 Paolo Ameruso alla guida del suo ciclomotore sta percorrendo via del Paratino, verso Cecina. Lo precede su un altro scooter il suo amico Jacopo Galli. La dinamica del sinistro, ricostruita sulla scorta dei rilievi redatti dalle autorità competenti, le dichiarazioni resa dai testimoni e le ricostruzioni attraverso il software “Pc crash”, per il giudice di pace D’Alessio è “chiara e completa”. Dopo l’incrocio con via della Macchia Paolo Ameruso viene colpito dalla parte posteriore della Fiat Brava guidata da Alberto Calvo e cade a terra. Entra subito in coma. Calvo inizia il sorpasso della jeep Feroza di Onorati, mentre la donna si allarga perché sta superando i due motorini, Calvo anziché frenare si butta sulla carreggiata di sinistra dove trova l’erba, dà una sterzata a destra e poi a sinistra, sbanda e finisce contro lo scooter di Paolo, arrestando la sua corsa contro un pino. La Onorati prosegue senza fermarsi.
Nelle motivazioni alla sentenza che condanna Onorati e Calvo si parla di condotte concorsuali e colpose, di negligenza, imperizia, imprudenza e violazione delle norme del Codice della strada. “La dinamica delle manovre operate dal Calvo ed i suoi esiti possono essere giustificate e ricondotte solo all'esistenza della turbativa creata dalla Feroza che ha effettuato una manovra di sorpasso degli scooter senza gli opportuni accorgimenti e creando intralcio al Calvo che sopraggiungeva in fase di sorpasso. Dal canto suo Calvo, che colposamente neanche si era avveduto della presenza degli scooter, non è stato in grado di mantenere il controllo del proprio veicolo perdendo il controllo dello stesso”.
Trattandosi di una sentenza di primo grado le parti condannate, non solo Calvo e Onorati ma anche le rispettive compagnie d’assicurazione potrebbero decidere anche il ricorso in appello. Per entrambi i condannati i rispettivi legali nelle loro conclusioni avevano chiesto l’assoluzione per i capi d’imputazione loro contestati. E per la Onorati anche l’assoluzione da ogni responsabilità nell’incidente.
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