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Cantano “Bella ciao” ma sono nati negli anni 80
L’Anpi di Rosignano coordinata da Giacomo Luppichini conta quasi trecento iscritti, tra cui molti giovani e donne
ROSIGNANO. I 270 iscritti all’Anpi di Rosignano hanno oggi una sola qualifica. Quella di “antifascisti”. E chi pensa che il gruppo sia composto prevalentemente da nostalgici si sbaglia di grosso. Tra i 270 cittadini che portano in tasca la tessera dell’Anpi, ci sono tanti giovani.
Canzoni di rivolta e tricolorre. E c’è anche il coro. Sono una ventina le persone che fanno parte del coro e ogni mercoledì sera si riuniscono, per provare, nella saletta del Museo di Storia Naturale di Rosignano Solvay. Fazzoletto tricolore al collo, donne e uomini di tutte le età, dirette dal maestro Giorgio Regalli, intonano i canti partigiani, quelli dei lavoratori oppressi, ma anche inni popolari scritti durante le due guerre mondiali. Canti di rivolta, di dolore e di speranza, che raccontano le lotte che hanno contraddistinto quei lunghi anni, per giungere alla libertà e sognare la giustizia sociale. «L’Anpi – spiega Giacomo Luppichini presidente della sezione locale, professore di scienze oggi in pensione e politico della vecchia razza, ex segretario livornese di Rifondazione portato alla ribalta alle cronache nazionali per aver affermato anni fa che “se Dio esiste sarebbe certamente comunista”- è nato a Roma nel 1944. Quando nel 2001 ho assunto la presidenza la sezione locale contava 37 iscritti. Tutti avevano partecipato in vario modo alla Resistenza. Da qui la scelta dell’Anpi di aprirsi alla società come una qualsiasi associazione».
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La vecchia guardia. Quelli che oggi si iscrivono «lo fanno con la qualifica di “antifascisti” con l’obiettivo di mantenere vivi i valori legati alla Resistenza. Attualmente abbiamo solo quattro o cinque iscritti che possono ancora testimoniare, per averlo vissuto direttamente, cosa sia stato quel periodo. Le nostre attività si muovono attraverso la ricerca storica; abbiamo collocato vari pannelli sul territorio comunale per ricordare i fatti rilevanti accaduti durante la guerra. Però – continua Luppichini affiancato da un altro volto conosciuto per il suo impegno politico e sociale sul territorio, quello di Gianfranco Montagnani – l’intento dell’Anpi è stato quello di attualizzare i valori della Resistenza. Oggi assistiamo a processi politici che ci preoccupano non poco. Un esempio? La riforma della legge elettorale e quella della Costituzione Italiana. Bene precisare – dice Luppichini – che l’Anpi non è un partito ma una sede dove vogliamo facilitare il confronto necessario in una Paese dove ormai il 50% di chi ha diritto al voto non va a votare. Ma non dobbiamo caricare l’Anpi di aspettative».
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E gli under 30. «Abbiamo avuto un aumento consistente di iscritti anche tra i giovani – gli fa eco Montagnani – proprio per la crisi di valori che sta attraversando il nostro Paese. Tanti vedono nell’Anpi una speranza». Perché molti giovani di Rosignano abbiano deciso di aderire all’Anpi lo spiegano i giovani stessi. «Voglio declinare i valori antifascisti nei giorni nostri – dice Alessio Flammia, 23 anni, studente e lavoratore – vediamo situazioni di licenziamenti di massa come quella che stanno attraversando i lavoratori della Trw di Livorno. Ecco perché sono importanti i valori della Resistenza: resistere alle nuove forme di oppressione e sfruttamento». Valori resistenziali che non possono essere persi: «Proprio noi giovani possiamo essere il tramite per far conoscere ad altri giovani i valori della Resistenza- dice Davide Samuele Franchi, 25 anni, studente di scienze ambientali – quando parliamo di Resistenza pensiamo al passato. Invece dobbiamo “resistere” per tutto ciò che sta accadendo oggi, per non fare gli stessi errori del passato».
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Dagli ideali a Facebook. «Mi chiedo – dice Riccardo Nocchi, 24 anni, studente di scienze politiche – se chi 70 anni fa ha combattuto contro il fascismo, avesse l’idea di costruire l’Italia così come è oggi. Sono nell’Anpi anche per dire che non condivido le politiche neoliberiste di stampo statunitense. Dobbiamo resistere contro questo modello economico”. Gianfranco Giuntini di anni ne ha 24 anni ed è studente di giurisprudenza: “Mi sono iscritto per paura e per rabbia – dice – paura perché se non riusciamo a capire certe scelte sbagliate quando il loro ricordo è ancora vivo, figuriamoci se non ci dimentichiamo ciò che è accaduto 70 anni fa. Rabbia. È quella che provo verso l’ignoranza che dilaga. «Su Facebook vedo che tanti ragazzi di 12 o 14 anni postano immagini che inneggiano a Mussolini. La generazione intermedia non è riuscita a trasmettere compiutamente cosa sia accaduto in quegli anni. In molti casi neanche la scuola. Per questo la memoria è imporrante perché la storia si ripete sempre». Davide Giovannelli, 34 anni, impiegato: «Mi sono iscritto nel 2005, provengo da Rifondazione e penso che per un comunista l’antifascismo sia un valore fondante e attuale anche nella pratica sociale e politica. Dobbiamo ricreare un Paese decaduto anche moralmente. Mi sono iscritto anche al coro».
I politici attivi. Tra gli iscritti c’è anche chi fa politica attiva come la consigliera comunale Silvia Gesess: «Mi sono iscritta all’Anpi per due motivi: il revisionismo dilagante in Italia ed in Europa portato avanti anche da intellettuali che cercano di alterare la storia del fascismo e dell’antifascismo. L’altro motivo è l’attacco reiterato alla Costituzione italiana, nata dai valori della Resistenza. Per questo invito i giovani ad iscriversi e a venire alla sede dell’Anpi in via della Costituzione. Anche solo per conoscerci».
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