Il presidio
Tari, salasso per i negozi Le associazioni insorgono
Il Comune pubblica le tariffe: mazzata per discoteche, ortofrutta e pescherie I rappresentanti di categoria: «Si doveva concordare prima un percorso»
ROSIGNANO. Non si placano le polemiche sul caso Tari. A insorgere sono anche i rappresentanti dei commercianti, che sottolineano come la tassa vada a opprimere la categoria.
Lunedì prossimo Confesercenti, Confcommercio e Cna incontreranno l’assessore Daniele Donati per parlare della Tari. L’incontro è stato richiesto dalle associazioni di categoria. Analisi sui costi della discarica di Scapigliato, rateizzazioni della tariffa anche per le imprese e abbattimenti laddove sia possibile, sono i punti essenziali che porranno le associazioni di categoria.
Intanto sul sito del Comune di Rosignano è stato pubblicato l’allegato D che riporta le tariffe Tari sia per le utenze domestiche che per le attività commerciali. Tra queste ultime, le più colpite dopo le discoteche, i negozi di ortofrutta, pescherie, fiori e pizza al taglio che, secondo la tabella pubblicata, dovranno pagare 5,45 euro di quota fissa al metro quadrato più 6,32 euro di quota variabile sempre al metro quadrato.
Le associazioni. «Questo incontro – dicono Massimo Marini della Confesercenti e Domenico Chiste della Confcommercio – poteva essere stato fatto prima proprio per iniziare un percorso così da tenere conto dei disagi delle imprese e dei cittadini». Sul piatto della bilancia i rappresentanti di categoria porteranno la possibilità, anche per gli imprenditori, di rateizzare gli importi della Tari: «ma vogliamo anche capire – continuano – quanto pesi la Tari sulle utenze domestiche e quanto sulle utenze non domestiche». Ma non solo: «Dobbiamo trovare meccanismi – continua Domenico Chiste – che premino le imprese che fanno raccolta differenziata; voglio capire come siano state calcolate le aliquote della Tari per le attività stagionali e proprio perché tali lavorano sei mesi l’anno. Il tutto corredato con un’analisi sui costi della discarica di Scapigliato».
Rateizzazione ma non solo. «Dobbiamo affrontare un percorso – dice Marini – per capire se siano possibili piccole variazioni. Bisogna tenere conto della crisi che stanno attraversando le aziende che sono poi quelle che creano lavoro».
I costi. Per comprendere quali siano i costi che le attività commerciali e di artigianato debbono sostenere basta fare due calcoli tenendo presente l’allegato D. La Tari, che deve coprire interamente i costi di smaltimento dei rifiuti viene calcolata attraverso due quote: la prima, non variabile, si riferisce ai metri quadrati; la seconda quota varia invece rispetto alle attività e alla produzione dei rifiuti delle attività stesse.
A pagare di meno sono musei, biblioteche, scuole, associazioni e luoghi di culto: quota fissa 0,28 euro al mq e quota variabile 0,65 euro al mq. Gli alberghi senza ristorante dovranno pagare 1,10 euro al mq e 2,53 euro mq per la quota variabile. Cifra che sale per le strutture con ristorante a 2,05 al mq più 3,23 euro al mq. Un po’ meno per i negozi di abbigliamento, calzature librerie, cartolibrerie e ferramenta (1,19 al mq più 2,75 euro mq di quota variabile) così come le edicole, le farmacie o i tabacchi (1,24 euro più 2,88 euro al mq).
Le attività artigianali. Quelle attività tipo fabbro, idraulico o elettricista pagheranno 1,28 euro più 2,58 euro al mq. La tassa colpirà maggiormente attività quali ristoranti, pizzerie e pub (quota fissa 2,09 euro al mq più 4,86 euro mq di quota variabile) , mense, birrerie (6,70 euro/ mq più 5,50 euro/ mq). Ed ecco quanto l’aliquota per altre categorie d commercianti. I supermercati di generi alimentari: 2,47 euro/mq più 3,34 euro/ mq. I banchi di mercato di generi alimentari invece dovranno calcolare 2,24 euro/ mq di quota fissa più 5,20 euro/mq di quota variabile. Infine discoteche e night club 3,54 euro mq più 7,11 euro/ mq al metro quadrato. Sul sito del Comune è possibile esaminare l’intera tabella suddivisa per attività. «A questi costi – spiega Domenico Chiste – dobbiamo poi aggiungere il 3,5% di addizionale provinciale».
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