La cura di Forza Italia per l’ospedale di Cecina
Sui disservizi che mettono in luce attese bibliche e carenza di personale l’analisi del vicepresidente della Commissione sanità regionale Mugnai
CECINA. Attese interminabili. Disagi e disservizi. Il tutto sotto l’insegna del pronto soccorso di Cecina. A partire dal trattamento riservato all’anziana affetta da Alzheimer che il 3 gennaio è arrivata febbricitante all’ospedale di Cecina alle 17, per uscirne il mattino successivo alle 5. Il caso è sfociato in una denuncia ai carabinieri da parte dei familiari e ha dato la stura a chi per giorni o mesi ha taciuto i disagi patiti. Ma anche nuova carica allo scontro politico sulla sanità. Da una parte il sindaco Samuele Lippi, in veste di presidente della Società della salute della Bassa Val di Cecina che si dice pronto a battersi, parla di «situazione inaccettabile» e s’impegna a mettere alle strette l’Azienda sanitaria 6 di Livorno: «L’Asl deve porvi rimedio rafforzando l’organico perché si tratta di un problema annoso e conosciuto». Dall’altra il vicepresidente della Commissione sanità del Consiglio regionale Stefano Mugnai (Forza Italia) e il capogruppo azzurro nel consiglio comunale di Cecina Paolo Barabino che firmano il bollettino medico della sanità locale: «L’ospedale di Cecina non si sente niente bene».
I due azzurri coniano anche un hastag ad hoc, ovvero la parola chiave con cui si segnala un tema sul social network Twitter: #cecinesistatesereni. «Suona così, al tempo di Twitter, la rassicurazione con cui anche recentemente il sindaco di Cecina Samuele Lippi, il direttore generale della Asl 6 di Livorno Eugenio Porfido e l’assessore regionale alla sanità Luigi Marroni hanno rincuorato i cittadini di Cecina sulle sorti di un ospedale i cui livelli di risposta ai bisogni di assistenza e cura paiono fare acqua da tutte le parti - affermano -. Peccato che, proprio come nell’#enricostaisereno di renziana memoria, malgrado le promesse poi qui nulla si risolva e, anzi, la situazione sia in peggioramento costante». E aggiungono: «Per essere visitati al pronto soccorso si affrontano ore di attesa. Mesi, invece, sono necessari per ottenere prestazioni diagnostiche soprattutto per certe specialità, con standard addirittura peggiorati. Intanto, si taglia sui servizi ridimensionandoli».
Un caso che fa da sponda per una critica a tutto tondo della sistema sanitario regionale. «Questo – concludono Mugnai e Barabino – è lo stato di salute dell’ospedale di Cecina, esempio palmare di una condizione diffusa anche negli altri ospedali della provincia e della regione. Il tutto con il sindaco Lippi silente al riguardo e con il tribunale di Massa che, nell’assolvere l’ex direttore generale della Asl 1 di Massa Carrara Antonio Delvino, lascia intendere con chiarezza che le responsabilità dell’ormai noto buco milionario sono da attribuirsi alla politica, dunque al Pd e al governatore Rossi. Un altro ottimo motivo perché nelle prossime tornate elettorali i cittadini toscani votino per il cambiamento».
Un’occasione per rispolverare gli impegni dell’Azienda sanitaria 6 sarà la Conferenza dei sindaci che è in agenda il prossimo 20 gennaio. Si terrà all’Elba e il sindaco Lippi, anche nella sua veste di presidente della Società della salute della Bassa Val di Cecina si è impegnato a porre la questione sul tavolo, a partire dal pronto soccorso. «Il numero di accessi è importante e l’Azienda bisogna che vi ponga rimedio rafforzando l’organico perché si tratta di un problema annoso e conosciuto. Non entro nel merito dell’organizzazione del lavoro, però chiedo una soluzione». Del resto, le testimonianze di chi ha varcato la soglia del pronto soccorso in questi giorni sembrano confermare quanto già rappresentato anche al direttore generale dell’Ausl di Livorno Eugenio Porfido e all’assessore alla Sanità regionale Luigi Marroni lo scorso ottobre durante un incontro pubblico organizzato dal Pd all’Auditorium di via Verdi. Anche in quella sede dalla platea da più voci si puntò il dito sui lunghi tempi d’attesa per visite specialistiche ed esami, ma anche sui disservizi del pronto soccorso e la mobilità dei malati in strutture al di fuori dei confini dell’Asl 6 che sui conti dell’Azienda pesano per oltre 90 milioni di euro.
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