Il presidio
Pronto soccorso in affanno l’Asl ancora sotto accusa
Dopo la denuncia ai carabinieri per l’assistenza a un’anziana malata di Alzheimer altri casi mettono in luce attese bibliche e carenza di personale. Lippi chiede interventi
CECINA. Si mettono in fila le storie e tutte raccontano di attese interminabili. Niente di nuovo sotto l’insegna del pronto soccorso di Cecina. A partire dal trattamento riservato all’anziana affetta da Alzheimer che il 3 gennaio è arrivata febbricitante all’ospedale di Cecina alle 17, per uscirne il mattino successivo alle 5. Il caso è sfociato in una denuncia ai carabinieri da parte dei familiari, ma in scia arrivano altre testimonianze dei disagi patiti.
Sul punto il sindaco Samuele Lippi, in veste di presidente della Società della salute della Bassa Val di Cecina si dice pronto a battersi. «La situazione è inaccettabile – afferma –. L’Azienda sanitaria deve porvi rimedio rafforzando l’organico perché si tratta di un problema annoso e conosciuto. Tra l’altro il pronto soccorso è gestito da un primario a scavalco e anche questo aspetto deve essere sistemato. Il servizio va reso fruibile e accogliente. Si è lavorato per l’attenzione ai bambini, ma lo si deve fare anche per gli anziani». Che aggiunge: «Il pronto soccorso di Cecina ha un numero di accessi importante e l’Asl bisogna che vi ponga rimedio. I problemi sono innegabili. Chiederò chiarimenti sul caso e ho intenzione di porre la questione più in generale alla prossima conferenza dei sindaci che si terrà il 20 gennaio all’Elba. Il problema è annoso e deve essere risolto, non entro nel merito dell’organizzazione del lavoro, però chiedo una soluzione».
Ci mette la faccia la cecinese Martina Marcone e per far capire il livello del trattamento ricevuto riavvolge il nastro a poco prima di Natale. «Mi sono rotta due costole, entrambe con frattura scomposta e formazione di una sacca di liquido pleurico – dice –. Sono entrata nel pronto soccorso di Mirandola alle 10,55 e ne sono uscita alle 14, dopo due visite (la prima completa di analisi del sangue e parametri di saturazione), due flebo, un'ecografia e una radiografia». Il primo gennaio la crisi. «Starnuti e la mattina successiva, oltre ad avere molto dolore, non riuscivo ad alzarmi dal letto – dice –, avevo la sensazione di gonfiore e presenza di liquido». Da qui, il 2 gennaio, la scelta di rivolgersi al pronto soccorso di Cecina. «Al triage mi è stato assegnato il codice verde. Ma forse, dopo gli starnuti, una delle fratture poteva essersi di nuovo scomposta e aver forato la pleura. Non ero in punto di morte ma sicuramente in una situazione più pericolosa di una frattura a un braccio, soprattutto dal momento che avevo nausea, lievi vertigini e un po’ di difficoltà a respirare». E aggiunge: «Sono stata seduta in sala d’attesa per quattro ore prima di essere visitata. Fortuna che non era niente. Ed ho anche dovuto pagare dieci euro per la “digitalizzazione del referto”, senza che mi fosse rilasciato il cd-rom perché l’esito era negativo. Non è colpa degli operatori, visto che quel giorno c’era un solo tecnico di radiologia doveva gestire pronto soccorso, urgenze ed esami standard di controllo. Ma non è giusto che, anche per patologie minori, gli utenti debbano passare intere giornate ad aspettare».
Niente di nuovo per il presidente del Comitato Pro ospedale di Cecina don Reno Pisaneschi. «La ricetta è semplice servono più macchinari, più medici e più infermieri – afferma –. Per la popolazione residente in Bassa Val di Cecina anche il numero dei posti letto per l’osservazione breve all’interno del pronto soccorso è inferiore a quella prevista a termini di legge».
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