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Il teatro De Filippo fa la differenza nonostante i disagi
Cecina registra un trend costante di crescita degli abbonati ma restano ancora aperti i problemi strutturali dell’edificio
CECINA. Il teatro De Filippo ha aperto la stagione con una crescita sensibile degli abbonati. Da quaranta a cinquantasette. Un successo in questi tempi di crisi, al di là dei numeri, in cui le sale spesso chiudono e non si fanno stagioni per il pubblico. Restano ancora aperti tutti i problemi strutturali di quel teatro - l’ingresso allo spettacolo si fa ancora dalle porte laterali, manca il foyeur, con quale disagio per gli spettatori è ormai arcinoto - e tuttavia la sala funziona. Serena Bertini dell’Artimbanco, che gestisce insieme alla Ris la parte tecnica del palco e della sala del De Filippo, non ha dubbi: «Il pubblico c’è ancora e le stagioni richiamano l’attenzione degli appassionati. Certo si deve fare uno sforzo ulteriore per ampliare la quantità degli utenti, scuole, gruppi, associazioni. Realtà che comunque trovano in varie forme l’utenza della sala». La crescita degli abbonati è un dato costante di questi ultimi anni. Cresce insomma la fiducia che si possa fare teatro e chiamare allo spettacolo un pubblico che localmente non ha mai dimenticato il fascino di un divertimento dal vivo, in diretta, oltre le televisioni e il web.
«In effetti - commenta Carlo Rotelli - la scomparsa delle stagioni al Solvay ed ora anche all’Ordigno di Vada, i limiti in cui operano le sale di Castagneto, di Guardistallo, di Casale, fanno sì che in zona la stagione del De Filippo costituisca di fatto il punto di riferimento più consistente per chi ama il teatro di prosa». Ma la sala cecinese, collocata com’è nel contesto del villaggio scolastico, è da sempre oggetto di attenzione dal variegato mondo sociale e culturale che le istituzioni scolastiche suggeriscono e promuovono.
Due momenti hanno chiuso l’anno 2014 al De Filippo. Nel primo Massimo Gentili ha riunito in uno spettacolo di arte varia molteplici associazioni del volontariato. Nel secondo Carlo Rotelli e Marco Leone hanno chiamato alla memoria dei 30 anni dalla dipartita del grande Eduardo gli artisti locali che fanno teatro. Due occasioni tra le diverse che si succedono durante l’anno le quali dimostrano come le sale locali possono riscoprire la loro più autentica vocazione di servizio culturale.
Quando si pensa alle scuole e al rilievo che assumono nelle società contemporanee le forme dell’educazione con altrettanta attenzione si deve pensare che una parte organica di quel fenomeno formativo che interessa le nuove generazioni è dimensionato dal teatro. La cura di quei luoghi è dunque una priorità per gli amministratori locali. (m.m.)
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