Il Tirreno

edifici storici

Duomo, a gennaio i lavori di restauro degli stucchi

di Manolo Morandini
Sullo sfondo il  duomo di Cecina illuminato per Natale (foto Falorni/Silvi)
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Sullo sfondo il duomo di Cecina illuminato per Natale (foto Falorni/Silvi)

Il parroco don Marco Fabbri: «Cullo la speranza di riaprire per San Giuseppe». I cedimenti nel controsoffitto della navata centrale e sopra il portone centrale

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CECINA. Natale a porte chiuse per il Duomo. Ma le ferite degli stucchi sono destinate a rimarginarsi entro la Pasqua. Questa la buona notizia. La speranza di don Marco Fabbri, che annuncia: «Il 7 gennaio aprirà il cantiere, grazie alla generosità dei parrocchiani, della diocesi è di alcuni enti». Previsioni sulla durata dei lavori è azzardato farle. «Si tratta di intervenire su stucchi degli anni ‘60, ma la struttura è solida. Cullo la speranza di riaprire per san Giuseppe, ma sono consapevole che la data è troppo vicina».

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Si tratta di lavori urgenti e inderogabili quelli che hanno portato alla chiusura del Duomo a metà novembre. Il tutto come conseguenza di un cedimento di cornici e stucchi dal controsoffitto della navata centrale. E di un cedimento del fregio della facciata piombato sul sagrato. Stucchi che risalgono al ‘62, realizzati da una ditta di Colle Val d’Elsa. E agli stessi tecnici è stato affidato il compito di elaborare un piano di intervento. La celebrazione della messa della vigilia di Natale si terrà nella chiesa della Sacra Famiglia, in via Ambrogi, alle 23,45. Alla stessa ora anche la celebrazione nella chiesa di Marina.

Non c’è niente di peggio che dover far festa quando non se ne ha voglia, “per forza” – dice don Marco –. Molti di noi infatti vivono queste occasioni non vedendo l’ora che passino in fretta, perché rimaniamo nella morsa di una tristezza che ci attanaglia e impedisce di gioire davvero in profondità». Che aggiunge: «Questo sentimento è certamente collegato alle difficoltà oggettive che attanagliano tante famiglie, ma non solo: anche chi ha tutto è spesso solo e amareggiato. Quando però sembra non esserci uscita, la fede ci indica una strada, non da subito chiara e nitida, ma che piano piano fornisce il motivo per andare avanti anche nelle situazioni umanamente più disperate». E conclude: «Come ci ricorda Papa Francesco, il tenderci reciproco la mano, la riscoperta delle piccole cose, delle cose “feriali” di cui da tempo abbiamo cessato di ringraziare chi ce le porge con amore, l’attenzione ai più deboli, sono il segno più eloquente della presenza di Dio in mezzo a noi. Il Natale diventa così una Buona notizia, non astratta, ma calata nel vissuto profondo di ciascun uomo».

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