Polpette in giardino per avvelenare i cani dell’assessore
Licia Montagnani sconvolta: «I miei bassotti si sono salvati perché sono rientrata senza di loro». Le analisi dell’Asl
ROSIGNANO. Due polpette di carne macinata infarcite di veleno li aspettavano all’ingresso del giardino, davanti al cancello di casa. Se Clotilde e Annibale, i due bassotti dell’assessore Licia Montagnani, le avessero annusate, non avrebbero superato la nottata. Forse sarebbero bastati pochi minuti per uccidere quelle piccole palle di pelo, i “miei bimbi pelosi”, come li chiama affettuosamente l’assessore al commercio e turismo di Rosignano. Che è letteralmente sconvolta. «L’altra sera il caso ha voluto, per fortuna, che sia rientrata a casa prima, da sola - racconta -: due polpette avvelenate davanti al mio cancello, nel mio giardino, attendevano Clotilde e Annibale: di macinato freschissimo, ancora rosso e posizionate perchè fossero mangiate non appena noi avessimo aperto il cancello senza nemmeno il tempo di rendersene conto. Per caso sono rientrata prima per stirare, lasciando Fabrizio (suo marito, ndr) ancora in giro con i cani. E per caso nel buio le ho viste».
Licia Montagnani ha chiamato subito la polizia, che, racconta, «mi ha aiutato e rassicurato, nell'attesa di prendere la carogna che voleva uccidere i miei bimbi di pelo. Non ho più stirato e sono ancora incredula». Ieri, dopo la denuncia contro ignoti, Licia Montagnani con la famiglia ha portato le due polpette al laboratorio di analisi dell’Asl di Cecina per verificare che cosa contengano. Ma che siano avvelenate non ci sono dubbi secondo i tecnici dell’Asl: basta guardare la colorazione che si è propagata alla carne macinata. La Montagnani si è rivolta anche ai consorzi agrari della zona, perché il veleno contenuto nelle polpette potrebbe essere una sostanza utilizzata per il diserbo.
«Sono letteralmente sconvolta - dice l’assessore -. Non mi piace fare clamore, ma mi sembra giusto mettere in guardia i cittadini di Rosignano, perché chi ha fabbricato quelle polpette è un pericolo per tutti».
Maria Meini
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