Il Tirreno

Tuffi vietati, la gestione Asa sul banco degli imputati

Tuffi vietati, la gestione Asa sul banco degli imputati

San Vincenzo, dopo i 5 chilometri di mare off limits il sindaco Bandini: «C’è un danno di immagine ed economico per gli operatori turistici»

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SAN VINCENZO. Il sindaco di San Vincenzo Alessandro Bandini accusa duramente Asa, gestore del servizio idrico comunale dal 2001, in merito allo sversamento di liquami nel fosso delle Prigioni e in mare dalla stazione di sollevamento di via del Tirreno, avvenuto il 1º settembre e per il quale l’ordinanza cautelativa di divieto di balneazione emessa è stata poi revocata in serata dallo stesso sindaco. Salvo poi disporre un nuovo divieto il giorno successivo. Tuttavia il j’accuse di Bandini, contenuto in una lettera inviata ad Asa e per conoscenza alla Provincia e ad Arpat, va oltre la stazione di via del Tirreno e abbraccia l’intera gestione del servizio idrico in questi quasi tre lustri. Fra le cause principali degli sversamenti e del conseguente divieto di balneazione su circa cinque chilometri di litorale, al di là del nuovo blocco delle pompe di sollevamento della stazione di via del Tirreno, Bandini parla di «un danno di immagine, ed economico per gli operatori turistici, non indifferente». Cinque i punti di prelievo dove sono risultati valori di batteri fecali fuori dai limiti di legge.

Il sindaco ritiene, diversamente da Asa, che vi siano anomalie nel sistema di pompaggio e controllo della stazione di sollevamento di via del Tirreno. «Lunedì alle 8,15 il personale del Comune e l’assessore ai lavori pubblici, allertati dai cittadini, hanno verificato la tracimazione delle reflue con allagamento della stazione di sollevamento a seguito di pompe ferme – dice il primo cittadino –. Quindi, probabilmente, per anomalo funzionamento delle stesse, mancato funzionamento dell’impianto di telecontrollo ed infine, in caso di mancanza di corrente, mancata attivazione del gruppo elettrogeno».

Bandini smentisce Asa anche sul fatto che vi siano situazioni di stress della rete fognaria “nera” causate dalla mancata separazione degli scarichi “bianchi”: «Eventi atmosferici del genere, negli ultimi due, tre anni – sostiene – si sono susseguiti con preoccupante regolarità senza mai provocare fuoriuscite di acque nere. Peraltro la situazione è senz’altro migliorata con l’eliminazione dell’ultima fogna promiscua nota in via Roma. Ci sembra, così come in altre situazioni anomale (leggasi condotta sottomarina), che si cerchino scusanti senza fondamento tecnico e che nascondono problemi strutturali sulla gestione». Il sindaco, con tono fermo chiede ad Asa quali siano stati gli interventi dell’azienda negli ultimi 14 anni sulle fognature nere e le stazioni di depurazione (esclusi i nuovi insediamenti), quali siano le dotazioni di sicurezza e continuità delle stazioni di sollevamento e perché non siano entrati in funzione due volte in poco più di un mese, quali siano le campagne di intervento sulle fognature nere per l’eliminazione degli scarichi abusivi di acque piovane e quante risorse finanziarie abbia messo a disposizione Asa/Ato negli ultimi 14 anni per il servizio idrico integrato di San Vincenzo.

Bandini rileva poi che per la stazione di sollevamento del Renaione, da spostare dall’alveo del fosso, Asa avrebbe presentato un progetto senza finanziamento e che creerebbe problemi alle utenze private. Pur non escludendo «limitati fenomeni di allacci abusivi bianchi sulla rete nera», Bandini ricorda che circa vent’anni fa fu eseguito il controllo di tutto il territorio, dopodiché la rete è stata gestita da Asa, e si dice pronto a far eseguire dal personale comunale «controlli a tappeto su tutto il territorio». (p.f.)

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