Trielina, le 4 domande di Rifondazione
Belcari: «Bene la bonifica dell’area di Poggio Gagliardo, ma alla fine chi sarà a pagarla?»
CECINA. La trielina avanza e minaccia Cecina. Il dato emerge dai campionamenti e in scia alla definizione della seconda fase del progetto di bonifica dell’area di Poggio Gagliardo, quella dei terreni al di sopra della falda, che dovrebbe prendere avvio all’inizio del prossimo anno. «Finalmente la verità è stata evidenziata nella sua drammaticità, come doveva essere fatto già dieci anni fa, nell’ultima conferenza dei servizi in cui si è annunciato un lodevole progetto di bonifica». Così Renzo Belcari per Rifondazione comunista Cecina. Che aggiunge: «Da oltre dieci anni abbiamo sempre evidenziato i problemi relativi all’inquinamento della falda, del fiume, di progetti tipo Idro-s».
C’è poi il fronte giudiziario. «Due anni fa facemmo un esposto, perché ci sembrava che la Regione Toscana e troppi amministratori pubblici tendessero a sottovalutare il pericolo ambientale e sanitario relativo alla trielina e al cromo esavalente. Quell’esposto mandato alla magistratura, forse ha sollecitato gli amministratori dormienti a operare e affrontare tutta la drammaticità del problema in maniera più seria». Belcari mette sul piatto alcune domande. «Perché su di un sito già inquinato, nel 2008 si costruì un pezzo di un centro commerciale? Perché nel 2009 si costruì ancora su quel territorio, un altro pezzo di centro commerciale? Perché ancora dopo si impiantò un grosso impianto distributore di carburante?».
C’è poi la questione dei costi di bonifica. «Perché gli enti pubblici non hanno ritenuto opportuno improntare la causa contro tutti i proprietari nuovi e vecchi, che presumibilmente potevano aver inquinato nel passato Poggio Gagliardo, come per esempio nel processo a Bussi (Pescara) è stato fatto contro la società Solvay e la vecchia proprietaria Montedison?». Ed è proprio su questa partita che Rifondazione punta il dito. «Non si devono illudere gli attuali proprietari incolpevoli – conclude Belcari–. Infatti, l’assessore regionale Bramerini in una lettera del 7 maggio 2012 scriveva: “Ciò significa che se, e solo se, la Regione non riuscirà a recuperare i fondi spesi, dai responsabili della contaminazione, può richiedere ai proprietari del sito bonificato le spese sostenute, ma solo nei limiti del valore di mercato del sito stesso, determinato a seguito dell'intervento di bonifica”».
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