Italia
I quattro milioni da far pagare ai responsabili dell’inquinamento
CECINA. Un’opera di bonifica da 4 milioni di euro, di cui si sta facendo carico la Regione che continua ad assicurare che il rimborso di quei soldi non verrà chiesto ai cittadini che abitano sopra i...
CECINA. Un’opera di bonifica da 4 milioni di euro, di cui si sta facendo carico la Regione che continua ad assicurare che il rimborso di quei soldi non verrà chiesto ai cittadini che abitano sopra i pozzi inquinati. Ma con ogni probabilità non pagheranno neanche quelli che la Regione continua a indicare come i responsabili dello sversamento di trielina e percloroetilene: l’ex conceria Massini e la lavanderia Rapida.
Uno sforzo economico non da poco, che la Regione sta sostenendo per step di avanzamento del piano di bonifica, che prevede tre fasi. Dopo la prima di messa in sicurezza d’emergenza adesso siamo alla fase due.
Tra il dire e il fare ci sono di mezzo una sentenza penale di assoluzione, un fallimento, una cessazione di attività, ci sono ricorsi ancora pendenti davanti al Consiglio di Stato. Alla vigilia del Natale 2011 il tribunale assolse dall’accusa di avvelenamento di acque destinate all’alimentazione Giacomo Massini e il padre Roberto. A Poggio Gagliardo, dove ora i Massini hanno un centro commerciale, c’era la loro conceria (fallita nel 1995) e prima ancora la lavanderia industriale La Rapida (chiusa nel 1980) di Mario e Giovanni Agujari. Nonostante questa assoluzione, l’assessore regionale Anna Rita Bramerini ha sempre ribadito che i responsabili dell’inquinamento restano i Massini e gli Agujari tanto che la stessa Regione si era insinuata nel passivo fallimentare dell’ex conceria e aveva emesso quattro ingiunzioni di pagamento (per un totale di 790mila euro) nei confronti dei proprietari della lavanderia.
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