Il Tirreno

«Nessun aiuto alle nostre famiglie»

di Elisa Pastore
«Nessun aiuto alle nostre famiglie»

Alzheimer, Zagaglia denuncia: indennità negate e servizi tagliati

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ROSIGNANO. «Quando il sistema uccide più delle malattie». Il titolo della lettera scritta dal gruppo operativo di Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer) della Bassa Val di Cecina, preannuncia righe di protesta. Di una lotta per dar voce ai malati e rivendicare i loro diritti. In una pagina la drammaticità di vite spesso abbandonate a se stesse. Di precarie esistenze compromesse da contributi non erogati. E da una situazione generale di crisi il cui prezzo più alto lo pagano come sempre più spesso capita i più deboli.

Una lettera, firmata dalla coordinatrice Marinella Zagaglia, che parla di situazioni drammatiche ed umilianti, per «ricordare con forza a tutti i politici che il diritto fondamentale alla salute viene troppo spesso disatteso, sottovalutato o sacrificato in nome di interessi superiori, soprattutto quando riguarda gli anziani colpiti da Alzheimer o altre demenze.

Malattie in crescita esponenziale che stanno diventando una vera e propria emergenza sanitaria e sociale del nostro secolo».

Da un recente studio epidemiologico infatti gli anziani fragili in Bassa val di Cecina sono stimati in 2831 mentre i non autosufficienti con problemi cognitivi e disturbi di comportamento e di umore riconducibili alle demenze 1495 su una popolazione di 83.075 abitanti nel 2010.

Dal mese di dicembre, sostiene Aima, le famiglie non ricevono più i contributi né tantomeno delle risposte dalle istituzioni. «Forse è necessario ricordare a tutti – prosegue la lettera – gli effetti devastanti delle demenze, le cui manifestazioni cliniche sono diverse e variano da persona a persona».

Perdita di memoria, di orientamento spazio-temporale, di capacità di linguaggio, di giudizio e di ragionamento, incontinenza, insonnia, disturbi della personalità con reazioni a volte catastrofiche di tipo verbale, fisico o emotivo, perdita della capacità di riconoscere luoghi e volti.

Una lunga lista che sintetizzata significa una progressiva perdita di autonomia nella vita quotidiana e totale dipendenza dagli altri.

«Tuttavia – prosegue – troppe volte chi decide della vita dei malati dimentica che basta poco per sconvolgere irreversibilmente il fragile equilibrio di una famiglia. Basta un ritardo nella diagnosi per carenza di specialisti competenti, basta la scarsità di strutture adeguate o l'adozione di errati approcci terapeutici per la standardizzazione dei percorsi di cura spesso condizionati dai costi aziendali di gestione, basta un'indennità di accompagnamento negata, basta un servizio sociale tagliato o contributi di assistenza domiciliare ritardati da mesi per mancanza di fondi o per precisa volontà politica di dare priorità al sostenimento di spese che non decidono direttamente della vita o della morte delle persone».

E ancora: «Basta che si verifichi una sola di queste condizioni perché i malati e le loro famiglie vedano compromesso irrimediabilmente il loro diritto alla salute».

Parole pungenti che puntano il dito contro «l'indifferenza di enti ed istituzioni locali e nazionali». Un grido di aiuto inascoltato da mesi. É una lotta, quella di Aima per dare voce ai malati, per rappresentare i loro bisogni e far rispettare i loro diritti.

«Probabilmente – conclude la lettera – tante tragedie sarebbero evitate e tante situazioni drammatiche ed umilianti risparmiate se ci si rendesse realmente conto delle enormi risorse economiche, psicologiche ed umane necessarie per far fronte alla malattia e se si iniziasse a considerare questi malati non come scarti della società bensì come persone da assistere, curare ed amare nel rispetto della loro dignità e dei loro sentimenti, al pari di ogni altro cittadino».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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