La pineta di Marina di Cecina come un campeggio
Tra tende di fortuna e accampamenti per la notte, viaggio nel tombolo messo a rischio dall’erosione
CECINA. Accampate a un passo dai pini ci sono famiglie che hanno scommesso sul fai-da-te come ultima risorsa: dentro alle tende, montate in fretta la sera prima, ci sono le borse frigo per la cena e il pranzo del giorno dopo, le lampade per la notte e il necessario per cambiarsi. Purtroppo, c’è anche chi accende il fuoco. Attorno ai pennelli gioca a carte una coppia di mezz’età di Firenze: «Che vuole, i risparmi di un tempo non ci sono più. Ma qui veniamo volentieri, perché il luogo è bellissimo e nessuno disturba. Non ci spieghiamo, però, perché l’intervento di ripascimento non interessi anche questa zona. Eppure, la gente l’adora». Già, perché i turisti amano la pineta di Cecina, il silenzio notturno, la luce tersa dell’alba e il rumore delle onde. Delle villette a schiera a nessuno interessa nulla. È l’ambiente a stregarli, stranieri compresi.
Baciata dal sole, ma stretta tra il verde della pineta e il mare, l’ultima lingua di sabbia che da Andalù corre verso Marina di Bibbona resiste a fatica all’avanzare dell’erosione e all’assalto dei vacanzieri. È una calda giornata di agosto, una delle poche di questa estate fresca e bagnata dalla pioggia. Il colpo d’occhio che si apre dal ristorante La Pinetina, l’ultima costruzione, è fantastico: strisce di ombrelloni multicolori, tende montate in fretta tra i pini, asciugamani e pareo tesi tra i tronchi caduti uno dopo l’altro per crearsi un piacevole cono d’ombra. Sarà la crisi, che stringe tra le sue spire decine di famiglie costrette a rinunciare alla settimana di ferie, sarà che il passaparola funziona alla velocità della rete: comunque sia, non c’è un metro quadrato libero. Tutto pieno, un carnaio: sembra di rivivere le estati degli anni ‘70, quando file interminabili di macchine con i surf legati sul portabagagli sbarcavano a Marina nel fine settimana per godersi il caldo, gli amici e, se c’erano, le onde. Oggi, a imprecare sono i titolari degli stabilimenti balneari, scontenti per il continuo ridursi delle presenze quotidiane. Il viaggio nel nuovo mondo del turismo, mordi e fuggi per necessità e non per scelta, merita un approfondimento. Se non altro per capire chi sono e cosa vorrebbero i villeggianti che hanno piazzato gli ombrelloni e le sdraio a un niente dal bagnasciuga.
Passeggiando e respirando a pieni polmoni l’aria fresca di agosto un gruppo di ragazzi interrompe la partita di pallavolo per chiedersi come mai il Comune, la Provincia o chi per loro non siano ancora intervenuti. Passano gli anni e la situazione si aggrava: basta vedere come il mare ha scavato la duna, costringendo gli amanti della tintarella a rifugiarsi quasi sotto alle piante, evitando i tronchi secchi e caduti. Uno spettacolo mortificante, un paesaggio surreale, dove tra il verde scuro dei pini affiorano sempre di più macchie grigie e cespugli che una volta erano chiome. In questo mosaico di persone c’è posto per tutti, pure per i cani al guinzaglio. La bau beach è vicina, ma in pochi ci fanno caso, perché qui, a pochi chilometri da Bibbona, è un altro mondo. E gli ospiti, che scattano fotografie e girano video brevi, parlano addirittura a voce bassa, tanto è il rispetto del posto. Tornando indietro, mentre il sole tramonta e scompare dietro l’orizzonte, viene da chiedersi come mai l’uomo non sia ancora intervenuto per tutelare il paesaggio. Se lo domanda pure una coppia di anziani che a Marina viene da 40 anni. La cosa peggiore è perdere tempo, dicono. Eppure, basterebbe poco per mantenere intatta questa ricchezza. Giusto per non doverla, un giorno, rimpiangere.
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