Il Tirreno

«Le nostre scuole possono “ripartire” con i nuovi cantieri»

di Alessandro Bientinesi

Parla la deputata cecinese Maria Grazia Rocchi «I Comuni non hanno risorse, ma qualcosa si è sbloccato»

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CECINA. Ha una percentuale di presenze in Parlamento che sfiora il 98%, vera stakanovista e tra i primi 30 deputati per partecipazione alla vita dell’aula. Maria Grazia Rocchi, preside cecinese, da poco più di un anno è “prestata” alla politica. Nonostante l’impegno a Roma, non ha perso di vista le vicende politiche della sua Cecina.

Parliamo di scuola, la sua “materia”. Cosa si prevede per gli edifici scolastici cecinesi, alle prese con sempre maggiori tagli?

«Siamo consapevoli che gli enti locali non hanno le risorse adeguate. Stiamo preparando in Parlamento programmi importanti e veloci per questo, con 4500 cantieri, di cui uno a Cecina, pronti a partire. Nel dettaglio il nuovo asilo di Palazzi. Sono già stati decretati e altri se ne potranno aggiungere. I Comuni hanno potuto scegliere se utilizzare le risorse in deroga al patto di stabilità, facoltà che Cecina potrebbe prendere in considerazione, o altri tipi di risorse. Le Guerrazzi sono un modello di scuola di qualità, con lo spazio che è funzionale ad un nuovo modo di fare didattica. Da qui bisognerà proseguire nel lavoro».

Ha incontrato il sindaco Lippi dopo la sua elezione? Avete parlato di scuole, e nello specifico dei problemi delle scuole cecinesi?

«Certo, con Samuele ho avuto modo di confrontarmi sulle tematiche dell’istruzione. Lui è convinto che l’amministrazione debba essere protagonista nella costruzione di una comunità educante e debba rispondere in maniera immediata alle problematiche che arrivano dal mondo della scuola. Una scuola che deve aprirsi alla società: le notti della legalità sono un esempio calzante di questo rapporto virtuoso tra Comune e scuola».

Ha parlato di apertura del mondo della scuola alla società civile, una lezione da insegnare anche al Pd cecinese che nella fase di discussione per la nuova segreteria ha chiuso le porte alla stampa?

«Credo che molto si stia facendo. La necessità di essere trasparenti e di aprire ogni tipo di dibattito deve misurarsi con il pudore di quando, politicamente, si parla delle persone e si giudica il loro operato. Tenere le porte sempre aperte, con le persone consapevoli di parlare di fronte ad un’audience più ampia, potrebbe portarle ad auto censurarsi».

Torniamo alla vita da parlamentare. Come è stato questo primo anno di lavoro alla Camera?

«Sicuramente molto impegnativo. Il più importante provvedimento che mi ha impegnato è “la scuola riparte” del ministro Carrozza che è stato licenziato nell’ottobre 2013. Un altro settore del quale mi sono occupata deriva da questo ed è l’applicazione dell’articolo relativo all’apprendistato formativo. Non è quello ora in vigore sulle norme del lavoro, ma un progetto che abbiamo reso possibile grazie ad un emendamento che darà la possibilità ai giovani di realizzare apprendistato retribuito, con un vero contratto di lavoro, già negli ultimi due anni delle scuole superiori».

Contrariamente alla sfiducia generale che i cittadini nutrono verso i politici, vuol dire che a Roma i parlamentari non stanno con le mani in mano?

«A differenza dell’immagine che passa dei parlamentari, ho avuto modo di confrontarmi e di lavorare con persone molto competenti dentro e fuori dall’aula. Molte cose, ovviamente, vanno cambiate. Prima di tutto la politica dovrebbe iniziare a risolvere i problemi in tempi più brevi, tempi che si allungano anche per colpa di regole complicate e apparati burocratici complessi. La politica, poi, dovrebbe rinunciare ai suoi privilegi che, si badi bene, non sono solo economici. Bisogna ricordarsi che noi siamo in prestito alla politica e, una volta finito il nostro “servizio”, ognuno deve tornare a fare il proprio lavoro».

Il momento più emozionante di questa esperienza politica?

Sicuramente il 19 aprile 2013, era il giorno del mio compleanno e si votava l’elezione del presidente della Repubblica. La mia scelta era ricaduta su Romano Prodi».

Ha mai incontrato il primo ministro Renzi?

«Non c’è mai stata occasione, ma mi piacerebbe».

Cosa le manca di più del suo lavoro come preside?

«Prima di tutto i rapporti umani, con i colleghi e ovviamente con gli studenti. Quando le comitive scolastiche, infatti, arrivano in Parlamento per delle visite guidate mi fa piacere accompagnarle nella sala della Regina. Oltre a questo la dimensione operativa della scuola: un problema viene risolto quotidianamente, i tempi della politica, purtroppo, sono fin troppo lunghi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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