Il presidio
La vita di due soldati attraverso le maschere recuperate in mare
L’affondamento della motozattera tedesca a S. Vincenzo Un libro di Galigani ricostruisce una pagina di guerra del ’44
SAN VINCENZO. Una maschera in fondo al mare, a 33 metri circa di profondità. Tre miglia al largo della costa sanvincenzina. Su di essa, cucito a mano, un nome: Karl Ziegler.
E’ il 25 maggio del 2001. Risiede qui il nucleo principale della storia raccontata dal 58enne sanvincenzino Luigi Galigani nel libro dal titolo “Storie di mare. San Vincenzo 1944: la vicenda dell’affondamento del F4621 detto ‘il caccia’”, frutto di sette anni di ricerche e studi, che sarà presentato oggi alle 19 presso la sede dello Yacht Club Marina di San Vincenzo. Torniamo sott’acqua, a 33 metri di profondità, al 25 maggio del 2001. Lì, muniti di bombole ed ecoscandaglio, vi sono appunto i sanvincenzini Luigi Galigani e Claudio Nassi, entrambi “dive master”. A poca distanza da loro, i resti ferrosi della motozattera F4621. I due l’avevano scoperta grazie alle indicazioni del pescatore sanvincenzino Filiberto “Lisca” Filippini, il 25 aprile del 1994. Nessuno sapeva che, quel giorno, ricorreva esattamente il 50° anniversario del suo inabissamento.
Karl Ziegler, al momento, è soltanto un nome cucito su una maschera antigas. Ma l’emozione di scoprire di più su quell’uomo - scomparso nell’abisso dell’indifferenza bellica, che tratta tutti allo stesso modo - in Luigi Galigani sale. Dopo un lavoro certosino, Luigi estrae la custodia della maschera antigas tedesca e vi trova, all’interno, anche un libretto di istruzioni, importante per risalire poi al nome del mezzo affondato e alla battaglia alla quale aveva partecipato. Passa qualche giorno.
Nassi e Galigani si immergono di nuovo e trovano, sempre sullo stesso fondale, un’altra maschera antigas tedesca con un altro nome cucito dentro: Heinz Thieme. La Storia, quella con la S maiuscola, è ora la Storia fatta dalle persone comuni, quelle che in tempo di guerra son destinate a divenire carne da macello. Ad interessare sono due invisibili, due caduti del secondo conflitto mondiale, con nomi che non dicono niente al grande pubblico, salvo la germanica provenienza. Ma chi sono Karl Ziegler e Heinz Thieme? Galigani vuole saperlo, e da lì risalire alla storia dei relitti e delle battaglie davanti alla costa sanvincenzina. Mentre Ziegler e Thieme son tornati ad esser vivi, nel 2006 Luigi scrive all’Addetto militare dell’Ambasciata tedesca a Roma inviandogli i riferimenti dei due marinai e le foto delle maschere antigas. Nel 2007, l’Addetto dell’Ambasciata gli risponde: Karl Ziegler, marinaio della Kriegsmarine di Prima classe, nato a Brux il 20 novembre 1921, membro della Marinfahrprahm F4621 affondata davanti alle coste di S.Vincenzo la notte tra il 24 e il 25 aprile 1944, fatto prigioniero di guerra da parte degli alleati e internato in Corsica, rilasciato al termine della guerra il 9 gennaio 1945.
Heinz Thieme, marinaio della Kriegsmarine di Prima classe, nato a Frohnsdorf il 27 marzo 1922, membro della Marinefahrprahm F4621, affondata davanti alle coste di San Vincenzo la notte tra il 24 e il 25 aprile del 1944, deceduto a causa dell’affondamento, rinvenuto sulle spiagge antistanti San Vincenzo/Donoratico e sepolto, poi riesumato e traslato negli anni ’50, e definitivamente tumulato, nel cimitero di guerra tedesco di Costernano, sul Lago di Garda. Aveva perso la vita a soli 22 anni. La notte dei bengala. Per i sanvincenzini quella tra il 24 e il 25 aprile 1944 fu “la notte dei bengala”. E’ in quell’occasione che Thieme morì e Ziegler fu fatto prigioniero.
Siamo al largo della costa sanvincenzina. Da una parte gli anglo-americani guidati dal comandante Allan e dal capitano Maitland, dall’altra il convoglio tedesco formato da nove motozattere e dal rimorchiatore “Tebessa”. Il combattimento terminò a notte fonda: cinque motozattere e il rimorchiatore affondati, 61 marinai tedeschi fra morti e catturati. La gran luce sprigionata dal combattimento al largo di San Vincenzo, fu appunto definita dai sanvincenzini “la notte dei bengala”. E di battaglie navali, a San Vincenzo, ce ne sono state altre due: una il 27 marzo 1944 e l’altra il 24 maggio dello stesso anno. Kap San Vincenzo.
Combattere al largo della costa di San Vincenzo: un punto strategico fra i migliori, secondo i comandanti delle flotte. Kap San Vincenzo, come si legge in alcuni siti tedeschi, ossia Punta San Vincenzo. Acque famose all’estero, quindi, non solo per la loro bellezza. Nelle tre battaglie al largo di San Vincenzo sono affondate undici imbarcazioni, tra cui quattro motozattere di fabbricazione italiana. Motozattere o “motobragozzi”, fatte apposta per gli sbarchi. Testate nel 1929 anche sulla spiaggia della Torraccia, sotto gli occhi del Duce, del re, degli ufficiali dell’Esercito e della Marina. Notti di bengala che Luigi Galigani, attraverso i fantasmi di Ziegler e Thieme, è riuscito a ricostruire.
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