«Siamo quelli dei 5 euro al giorno»
Viaggio tra gli abusivi di Marina di Cecina. Ecco come si raccontano
CECINA. Lo avevamo scritto che i commercianti lo volevano un po’ sceriffo, il sindaco Samuele Lippi, nella lotta contro l’abusivismo. Posizioni note da tempo, che valgono a Cecina come in quasi tutte le città italiane. Noi, in questo magma di disperati che guadagnano 5 euro al giorno, ci siamo voluti spingere all’interno fino a sentire la loro campana. Che poi è quella di chi non si è mai procurato una licenza per vendere oggetti, che per la maggior parte sono cianfrusaglie poco apprezzate. Persone che preferiscono un magro bottino giornaliero rispetto a quelle che vanno ad incrementare le fila della criminalità.
Tutto inizia nel primo pomeriggio, quando andiamo a colpo sicuro in viale Galliano, dove sappiamo bene esistere un capannello di “soliti” abusivi. I loro oggetti in vendita, stesi su dei grandi asciugamani, perlopiù occhiali di pessima qualità, braccialetti fatti a mano, improponibili cappellini, qualche orologio che si romperà neanche una settimana dopo, sono in bella mostra ai margini dell’area pedonale. Loro siedono su una panchina poco distante. Se ti fermi a guardare cosa vendono, neanche si avvicinano per convincerti che comprare da loro sia un buon affare. «No, non è pigrizia. Tanto la gente non compra lo stesso»: ci diranno poco dopo durante l’intervista. Ci avviciniamo con atteggiamento paternale: ragazzi ma lo sapete che qui non ci si può stare? Abdullah, 40 anni, senegalese, una lunga barba bianca incolta, non batte ciglio: «Lo vedi anche da te che è roba che non può fare concorrenza ai negozi».
La comunità senegalese a Cecina conta un centinaio di persone, molte con un lavoro fisso ed altre che vivono alla giornata arrotondando in estate con le vendite abusive di oggettistica “made in China”. C’è anche una lotta interna tra espatriati, su cui ritorneremo più tardi. Per adesso le risposte precedono le domande. «Vuoi sapere quanto guadagniamo? – chiede Abdullah -: 5 euro al giorno. Non ci credi eh? Mettiti a sedere qui con noi». Ci sediamo e nelle successive tre ore nessuno ha comprato niente. I curiosi ci sono, i venditori non insistono per vendergli qualcosa. «Non vogliamo essere invadenti», spiegano. Capiremo dopo il perché. Intanto Mamadù, 28 anni, del Senegal pure lui, afferma: «Vedi, noi faremmo qualunque tipo di lavoro. Il muratore, l’agricoltore, il lavapiatti. Siamo disposti anche a sporcarci nelle fogne. Perché senza un lavoro non vivi. Ma se il lavoro non lo trovate voi italiani, come pensiamo di poterlo trovare noi? Senza contare che c’è chi ci vuole cacciare perché vendiamo cianfrusaglia fatta in Cina che, diciamocelo: tu la compreresti? Io no». A pesare ci sono le condizioni di vita in case superaffollate, con affitti al nero. «Eppure siamo qui – ci dicono in coro - non facciamo come altri, siamo qui a vendere le nostre cianfrusaglie per 5 euro al giorno perché rifiutiamo di andare ad ingrossare la manovalanza della vera criminalità che in questo momento di crisi fa proseliti non solo tra gli stranieri, ma anche tra gli italiani. Tutta gente predisposta al guadagno facile. Noi non siamo così. Eppure i vigili urbani vengono spesso a dirci di andare via, di non farci più vedere. Ma dove dovremmo andare? A noi quei pochi euro ci servono per mangiare». Intanto alla Caritas per almeno un pasto e una doccia calda. L’avevamo scritto tempo fa, ma loro il giornale non lo leggono, e se non c’è nessuno che li “imbocca” non sanno neanche come farsi aiutare. «Questa è una buona notizia – afferma Mustafà, 29 anni, senegalese – grazie, non lo sapevamo. Sì, lo so che vendiamo senza licenza. Ma mettetevi nei nostri panni: siamo tutti esseri umani. Ammettiamo che alcuni di noi sono proprio invadenti, entrano nei negozi per vendere, non ti mollano un secondo. Presidiano i parcheggi. Ma per fortuna sei qui, così possiamo cogliere l’occasione per specificare che non fanno parte delle comunità senegalesi o marocchine che vivono tutto l’anno in questo territorio. Spesso arrivano dal nord Italia oppure anche dall’interno della Toscana, ed il fatto di non essere di qui si riconosce subito nell’approccio più insistente con i turisti oppure con i concittadini».
Nessuno vuole scatenare guerre tra poveri, ma qualcuno afferma che i marocchini sono meglio attrezzati (per quanto riguarda l’oggettistica) dei senegalesi perché sono arrivati prima e vivono qui da più tempo. Insomma, piccole gelosie. Poi vai a farti spiegare come funziona davvero e ti rendi conto che ognuno ha la sua fetta di mercato, e che per ogni “datore di lavoro” cambiano non solo le zone dove vendere ma anche l’oggettistica che puoi vendere. Oggettistica scadente, che spesso si rompe dopo i primi momenti di utilizzo. Così che anche il passaparola c’è fra i potenziali acquirenti che, ormai abituati al fenomeno dei “vù cumprà”, sanno a che cosa vanno incontro. 5 euro al giorno per rivendere materiale che spesso non è in reale conflitto con quello dei negozi, perché obsoleto o non griffato, o di pessima fattura, che speculatori perlopiù italiani hanno deciso di riciclare sul mercato delle località balneari e sulla pelle di una generazione che potremmo chiamare quella dei “5 euro al giorno”.
Marco Cacci
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