Un calcio alla paura e con tanto coraggio siamo tornati alla vita
Quattro protagonisti della lotta partigiana raccontano quella grande voglia di reagire di settant’anni fa
ROSIGNANO. La fame, la paura, il coraggio, la confusione, le macerie, la volontà di reagire, nelle testimonianze di alcuni patrioti premiati durante il consiglio comunale aperto e solenne giovedì 10 luglio, per ricordare il 70° della liberazione di Rosignano. Paolo Gattini è nato il 7-10-1933 e durante la guerra era poco più che un ragazzino «Ero il più piccolo di quattro fratelli. I ricordi più brutti non li voglio fare emergere, anche se ricordo bene la fame, le macerie, la paura, quel costante senso di confusione, di incertezza. Abitavamo a Rosignano Solvay ma per la paura dei bombardamenti sfollammo in località Acquabona; non immaginavamo che anche lì avremmo rischiato molto. Rino Pachetti, comandante partigiano medaglia d'oro alla Resistenza era un mio zio. Il giorno della liberazione Rosignano era un paese fatto di fumo e macerie, il clima era spettrale. Poi arrivarono gli americani, arrivò il “boogie woogie”» conclude sorridendo il signor Gattini. Leno Carmignoli è nato il 23-07-1920 e compierà 94 anni tra qualche giorno. Patriota di Rosignano, è stato un collaboratore presso il distaccamento dei partigiani di Bibbona e San Vincenzo, nonché sindaco di Rosignano dal 1968 al 1975. «Ho lavorato allo stabilimento Solvay e sono anche un falegname. Feci un mese di carcere prima del fascismo. Sfollammo con la famiglia a Bibbona e lì iniziammo a collaborare con il distaccamento».
Furio Spinelli è nato nel 1923, patriota membro dei Gruppi di Azione Patriottica (Gap) di Rosignano Solvay e fondatore della Coop di consumo “La Fratellanza”. «Ero militare in Marina e l'8 settembre dopo il proclama di Badoglio ero a La Spezia; decisi di andare “alla macchia” e combattere per la liberazione. Entrai a far parte dei Gap, procuravamo munizioni e merci a Castellina, nascondevamo i soldati americani anche nelle nostre case. In particolare ne ricordo uno molto giovane che giocava sempre con uno dei bambini di famiglia. Del giorno della Liberazione - continua - ricordo che c'era confusione, stavamo attenti cercando di capire la lingua straniera che sentivamo avvicinarsi. Erano tedeschi o americani? Erano americani, erano arrivati... Mi ricordo che ci lanciarono uno di quei meravigliosi pacchi viveri ma che non riuscimmo a prenderlo perché si incastrò in cima a un albero. Dopo però ne arrivarono tanti altri».
Rosetta Danesin, nata il 21-09-1927, figlia di Sante Danesin, partigiano comandante del distaccamento S. Fantozzi. «Ero una ragazzina di sedici anni. La guerra la passammo nel Veneto, dove eravamo sfollati. Nascondevamo i partigiani e gli inglesi nei fienili. Ho ricordi vividi delle macerie, dei partigiani trucidati per strada, della violenza. Mi occupavo del mio piccolo fratello Giuseppe che aveva qualche mese. Quando cadde il fascismo ricordo che ero nella stazione di Padova, era tutto bloccato, uno scenario surreale, confuso eppure così carico di aspettative. L'8 settembre scoppiò il caos, i soldati scappavano, non avevano ordini. Noi ospitavamo tutti in casa nostra, cucinavamo grandi pentole di polenta e le condividevamo tra perseguitati, sfollati, ricercati - e aggiunge - le donne devono essere ricordate con vigore nella lotta ai fascisti. Senza le donne che mi hanno aiutata, istruita, incoraggiata non avrei saputo combattere come ho fatto».
Giovedì 10 luglio alle 21 in piazza Carducci a Rosignano Marittimo si è tenuto il Consiglio comunale aperto e solenne per celebrare il 70° anniversario della liberazione di Rosignano Marittimo, avvenuta l'11 luglio 1944. Con questo incontro si è voluto dare un tributo ai caduti ma anche ricordare e condividere le testimonianze dei sopravvissuti e di tutti coloro che a vario titolo si sono distinti nella lotta; per questo motivo sono stati consegnati degli attestati ai partigiani e ai patrioti sopravvissuti e alle famiglie di quelli caduti. L'incontro si è aperto con il saluto di Caterina Giovani, presidente del Consiglio comunale «il nostro è un territorio che ha vissuto il dramma della guerra con tragica forza e per questo è importante ricordare i caduti e i sopravvissuti che hanno valorosamente combattuto e - aggiunge - sono questi uomini che decidendo di prendere parte, di combattere e partecipare sono entrati in un disegno comune di umanità». Il sindaco Alessandro Franchi ricorda come «Rosignano a causa del grande numero di tragici episodi fascisti venne definita “La piccola Cassino”. Siamo un territorio che si è distinto nella lotta al nazifascismo: ricordiamo tra i molti partigiani e patrioti i nomi di Sante Danesin, Rino Pachetti, Don Antonio Vellutini. Per questo motivo abbiamo chiesto un riconoscimento di un'onorificenza al Gonfalone del Comune di Rosignano».
Giacomo Luppichini, presidente dell'Anpi di Rosignano fa una dichiarazione in apertura del suo intervento «questa serata è viziata da un fatto. La foto che raffigura la 34° divisione Buffalo dei soldati americani, posta accanto alla chiesa, è stata sfregiata in questi giorni, in concomitanza con l'inizio dei festeggiamenti per la Liberazione. Questo ci ricorda come sia fondamentale tenere gli occhi aperti sul presente, ricordando gli uomini e le donne che hanno sacrificato la loro vita per consegnarci una società con la schiena dritta, padrona della sua libertà. Questa sera abbiamo scelto di rifondarci come antifascisti richiamando i partigiani e i patrioti sopravvissuti e ricordando i caduti». Il legame tra la memoria e il presente è forte nelle parole dei familiari dei partigiani caduti e dei patrioti ancora viventi che ricevono gli attestati. Chi ricorda la tragica situazione israelo-palestinese, chi, come Giuseppe Danesin, ex sindaco, richiama l'esodo dei migranti che muoiono nel Mediterraneo e la difesa dei valori della Costituzione. «Ci sono ancora troppi drammi nel mondo».
Il prof. Cosimo Ceccuti nella sua lectio magistralis sottolinea «la forte tradizione antifascista di Rosignano Marittimo. Dai documenti risulta un'opposizione eterogenea e consapevole composta da artigiani, ferrovieri, calzolai e non solo dagli operai della Solvay. La transizione al dopoguerra fu guidata dagli antifascisti e dai primi amministratori del Comune liberato e in pochi mesi con la volontà e il coraggio di reagire si ricostruirono le istituzioni». Dopo gli interventi dei consiglieri comunali riuniti nel Consiglio aperto è stata posta una corona di alloro al monumento ai Caduti con grande commozione di tutti i presenti.
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