«Diamo un aiuto alle persone oneste in tempo di crisi»
Guidoni: al centro anti-usura di San Vincenzo si rivolgono tanti che hanno perso il lavoro e che le banche rifiutano
SAN VINCENZO. Il Centro Prevenzione Usura di S.Vincenzo, presso la locale sede della Misericordia, è uno dei pochi esistenti in Toscana ed ha fra i suoi principali referenti Franco Guidoni, ex assessore al bilancio e al personale della seconda giunta guidata da Michele Biagi.
Ma chi si rivolge al centro? Lo abbiamo chiesto allo stesso Guidoni. «Sono persone oneste – dice l’ex assessore - che vogliono far fronte ai loro impegni ma che, per le circostanze della vita, non sono in grado di adempiere ai propri obblighi. Le situazioni che portano persone oneste in difficoltà a rivolgersi al punto d’ascolto sono molte. Fra queste la perdita del lavoro, la diminuzione dello stipendio per cassa integrazione o lavori stagionali ridotti che non permettono il sussidio di disoccupazione, le separazioni e le malattie». In questi casi, cosa può fare la Fondazione? «Presta una garanzia fino al 50% del prestito – risponde Guidoni - che può essere elevata al 75%, con i fondi messi a disposizione dalla Regione, ad una banca convenzionata. Questa, a suo insindacabile giudizio, concede un prestito che riunisce tutti quelli in essere (per cui si allunga la durata e si riduce la rata) e paga (attenzione: paga, non dà i soldi in mano al richiedente) i debiti in essere. La garanzia è concessa senza commissioni né spese (chi opera per la Fondazione lo fa da volontario). I limiti per ottenere questa garanzia sono che con l’operazione si risolvano i problemi della famiglia o della piccola impresa, che il reddito sia sufficiente a pagare le rate e a vivere e che esista il rischio di usura (chi ha debiti può essere vittima degli usurai)». Le cifre che possono essere garantite sono 25.800 euro per prestiti chirografari e 200mila euro per prestiti con garanzia immobiliare (mutui). Quali sono i problemi per accedere al prestito? «Sono quelli – spiega Guidoni - che evidenzia il presidente della Fondazione nella relazione al bilancio 2013: le banche e la loro politica restrittiva. In passato il 90% delle operazioni proposte veniva finanziato dalla banche. Oggi le banche rifiutano oltre il 50% delle richieste presentate, nonostante i centri d’ascolto e la Fondazione, nel frattempo, siano diventati più selettivi nella presentazione delle pratiche». Un esempio? «Abbiamo presentato ad una banca una famiglia che aveva comprato casa e che, come succede quasi sempre, aveva speso più di quanto preventivato indebitandosi con finanziarie e carte di credito. Nonostante ci fossero adeguate garanzie immobiliari, redditi adeguati e la garanzia della Fondazione, un direttore, anche se sollecitato dai vertici della Fondazione, ha rifiutato il prestito che raggruppava tutti i debiti le cui rate erano diventate eccessive. Io ritengo che egli e la sua banca, oltre a non svolgere la funzione sociale che il credito dovrebbe avere, non ha fatto neppure gli interessi della banca stessa. Infatti, invece di riscuotere degli interessi, ha rischiato un contenzioso; invece di acquisire un paio di clienti nuovi, ha perso quelli che aveva (nel frattempo queste persone hanno trovato una soluzione) e invece di avere una pubblicità favorevole – conclude - ha una pubblicità negativa».
Paolo Federighi
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