Il Tirreno

L’altra faccia del lavoro il nodo dei diritti violati

di Paolo Federighi
L’altra faccia del lavoro il nodo dei diritti violati

San Vincenzo, quattro storie in scia alle richieste di un imprenditore turistico «Se alzi la testa, in un paese piccolo, si diffonde la nomea di piantagrane»

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SAN VINCENZO. Il mondo del lavoro è una giungla? In certi casi, sì. Non solo per i datori, ma anche per i lavoratori, fra i quali ce ne sono di preparati, formati e vogliosi. A fronte del titolare della Vineria Etrusca a San Vincenzo che denuncia la scarsa formazione e la poca voglia di mettersi in gioco, esistono storie di lavoro a nero, straordinari non pagati. E gente che a 50 anni deve reinventarsi. Quattro le voci di un coro gremito che arriva in scia a Paolo Favilli.

Lavora dal 2002 Alessio Cattelan e ha 26 anni. Blogger, ha scarsa scolarizzazione ma buona cultura e talento nella scrittura. «Al bar Il Gabbiano, dove lavoro ora – dice Alessio – la serietà dei titolari e il clima sono ottimi. Ma in passato me ne sono successe parecchie. Da chi mi ha pagato meno ore di quelle previste, agli straordinari non retribuiti e ai lavori in nero». Che aggiunge: «In certi casi è difficile far valere i propri diritti, perché se alzi la testa, in un paese piccolo, si diffonde la nomea di piantagrane e non ti assumono altrove. Per quanto riguarda gli stipendi il problema siamo anche noi improvvisati. Chi come me ha la terza media, non sa fare granché. Una massa di non qualificati che viene poi assunta perché può essere pagata meno. La mia formazione? Me la son fatta lavorando dove mi trovo adesso».

Ha 33 anni e lavora da più di 15 Marco Ceccarelli. Ha trovato un posto alla Compagnia Portuale di Piombino. «Un lavoro serio con persone serie – dice –. Ma quand’ero più giovane, ho fatto straordinari non pagati. Ho vissuto storie di arroganza da parte di alcuni datori, e a volte sono stato assunto per una mansione ritrovandomi poi come “tuttofare”. La questione della scarsa formazione, tuttavia, è vera e viene da lontano. È indubbio che molti italiani non hanno voglia di sporcarsi le mani».

La traduttrice Lata Cruschelli di anni ne ha 23. Conosce perfettamente l’inglese e lo spagnolo e sta perfezionando il cinese. Lavora a Vecchiano in una cooperativa. «Ho iniziato a lavorare a 16 anni – dice Lata –. Ho avuto brutte esperienze all’inizio, soprattutto a livello umano. In questi anni mi sono creata una sorta di professionalità e ho fatto lavori che mi hanno soddisfatto. In Italia il gap rispetto al resto d’Europa nella conoscenza delle lingue è grande. Siamo indietro anche nella formazione». E c’è chi riparte quasi da zero a 53 anni. È il caso di Originario di Lecco Massimo Invernizzi da 8 vive a San Vincenzo. Ha avuto uno studio odontotecnico per 20 anni, ha lavorato per 7 nel gruppo Mediolanum e per 4 anni ha avuto un bar. Vittima della crisi, ha venduto il bar e si è cercato un lavoro. Ha moglie e 3 figli. Ora lavora al Park Albatros facendo panini. «Ho 53 anni – dice – e un’età come la mia pesa quando ti offri nel mondo lavorativo. Eppure ho tante esperienze alle spalle in vari ambiti. Il contratto al Park Albatros scadrà ad agosto, e non so cosa farò. Ho tre figli che studiano, e mi piacerebbe che i datori di lavoro tenessero di conto di questi aspetti».

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