A Winspeare e Valenti il premio D’Amico per la sceneggiatura
Chiusura in grande stile per la Settimana di Castiglioncello Marco Risi, presidente della giuria: «Il film che ho amato di più»
CASTIGLIONCELLO. Una storia di quattro donne senza uomini, diverse per età e per carattere, riunite in una masseria del Salento. Un film i cui attori non professionisti parlano nel loro linguaggio quotidiano ed affrontano i colpi della crisi e gli imprevisti della vita con un misto di pragmatismo e fragilità. Sono gli ingredienti principali della pellicola “In grazia di Dio” di Edoardo Winspeare ed Alessandro Valenti. Due quindi i vincitori della terza edizione del “Premio per la sceneggiatura Suso Cecchi D'Amico” consegnato domenica sera dalla figlia della sceneggiatrice, Caterina D'Amico, presso il Cinema di Castiglioncello.
«Si tratta del film italiano che ho amato di più quest'anno», ha confidato alla platea il presidente della giuria Marco Risi. «Film alla francese – ha spiegato Oreste De Fornari ricordando anche le pellicole vincitrici delle prime due edizioni – quasi documentaristici e parlati spesso in dialetto. Film che Suso non avrebbe scritto ma che sicuramente avrebbe amato». Il ricordo durante tutta la serata è andato proprio alla Signora del cinema italiano alla quale il premio rende omaggio dalla prima ricorrenza della scomparsa, che con Castiglioncello ha avuto negli anni un legame speciale.
«Per la prima volta – ha confidato Caterina D'Amico, scherzando sull'assenza del regista dovuta ad un anniversario di famiglia – ho il piacere di consegnare il premio ad uno sceneggiatore». Nella lettera scritta da Winspeare, letta al pubblico dall'assessore Valentina Domenici, oltre a spiegare i motivi che lo hanno costretto ad essere lontano da Castiglioncello «per il prestigioso premio», ha ricordato il suo incontro con la grande sceneggiatrice avvenuto quando era uno studente universitario, sottolineando come «la sua maniera di trasmettere la vita, le sue esperienze e soprattutto l'arte del racconto per il cinema» abbiano conquistato tutti coloro che hanno avuto l'onore di conoscerla. Una menzione speciale è stata attribuita dalla giuria composta da Marco Risi, Oreste De Fornari, Massimo Ghirlanda, Stefania Ippoliti, Alessandra Levantesi e Salvatore Mereu agli sceneggiatori del film “Anni felici” del quale tra i pregi, è stata riconosciuto non ultimo «la capacità di rifiutare i cliché visivi degli anni Settanta».
Ai vincitori invece, ai quali come ogni anno è stata consegnata una riproduzione del gioiello-scultura dell'artista Mimmo Di Cesare, «un amico di Suso – ha detto Franchi – oltre che di tutti noi», il merito «di aver saputo trovare il tono giusto per descrivere le scontrosità e le voglie di tenerezza delle protagoniste».
Elisa Pastore
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google