Il presidio
Rivali ma la strategia è unica: farsi vedere il più possibile
CECINA. Il giorno più lungo per Paolo Barabino è un déjà vu. Cinque anni la maratona, poi persa, contro Stefano Benedetti. Questa volta opposto a Samuele Lippi, anche lui come il sindaco uscente in...
CECINA. Il giorno più lungo per Paolo Barabino è un déjà vu. Cinque anni la maratona, poi persa, contro Stefano Benedetti. Questa volta opposto a Samuele Lippi, anche lui come il sindaco uscente in quota Pd. Entrambi raccontano di ore trascorse ai seggi, di incontri e parole. Le ultime spese da candidato. Occhiali da sole, maniche arrotolate. Per la sua seconda volta Paolo Barabino non cambia stile. Jeans, camicia azzurro chiaro con motivi a righe e sneakers ai piedi. Mentre Lippi sfoggia polo scura e pantaloni giallo chiaro.
«Una giornata serena – dice Barabino –. Iniziata alle 9,30 del mattino con il giro per i seggi». Salvo poi ritagliarsi una pausa più intima. Alle 11,30 siede sulle panche del duomo di Cecina per partecipare alla celebrazione della messa. E dopo la benedizione via di nuovo verso i seggi. Al suo fianco c'è la moglie Elisabetta. La tappa è al numero quattro, allestito in un’aula della scuola media Galilei. Giusto il tempo per il voto, che è segreto ma in questo caso scontato. E poi via verso i lidi di Marina di Cecina. «Ho mangiato un piatto di spaghetti alle vongole nello stesso locale in cui sono stato la domenica del primo turno», racconta. Una sfida nella sfida. Anche perché al primo turno, il 25 maggio scorso, ha conquistato il ballottaggio ma non certo più voti del suo rivale Lippi. È una giornata scandita dall’attesa, che si fa più pressante con il passare delle ore. «Mi muovo tra i seggi per andare a trovare gli amici», dice Barabino. Farsi vedere, esserci. Ricordare a chi entra per votare nelle scuole che potrebbe farlo per te. «Una giornata monotona, passata a parlare con le persone», dice Lippi. La strategia è la stessa del rivale. Poi l’appuntamento con la tavola: «Questa volta ho mangiato la pasta al forno, al primo turno mia moglie Serena mi aveva cucinato l’orata». Alle urne per votare questa volta si presenta da solo. E dal pomeriggio alla chiusura gira ancora per seggi. Il risultato però si attende tra le mura amiche del proprio comitato elettorale. Sveste la polo e indossa una più formale camicia. E prima dello spoglio al cardiopalma il beau geste: «Comunque vada mi sento più energico, deciso e forte di prima di questa maratona elettorale. E lo dico al di là del risultato».
Manolo Morandini
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