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Accuse incrociate tra i rivali e il faccia a faccia si accende
CECINA. È stata una campagna elettorale dove non sono mancati i colpi bassi, soprattutto nei giorni a ridosso del voto. E, anche nel confronto tra candidati organizzato dal Tirreno, non sono mancati...
CECINA. È stata una campagna elettorale dove non sono mancati i colpi bassi, soprattutto nei giorni a ridosso del voto. E, anche nel confronto tra candidati organizzato dal Tirreno, non sono mancati rimandi a questioni spigolose e momenti di tensione. Sia Barabino che Lippi difendono il loro operato e la loro condotta etica.
A Samuele Lippi è stato contestato (dalla lista Arcobaleno) il voto favorevole a una delibera (quando era assessore al sociale nella giunta Pacini) in cui si affidava un servizio a una cooperativa educativa in cui lavorava la moglie. Secondo loro, per etica, avrebbe dovuto almeno astenersi.
«Non ho niente da nascondere – ha replicato Lippi –. E dal momento che sarò eletto sarò il guardiano dei conflitti di interessi all’interno del Comune di Cecina. I cittadini sono autorizzati a tirarmi le scarpe e a cercarmi in Comune se mi comporterò diversamente. Inoltre, ho proposto l’istituzione di una commissione di garanzia e controllo. Non ho nessun tipo di conflitto e se qualcuno dice il contrario ne risponderà in sede penale». Che ha aggiunto: «In queste settimane sono state dette troppe stupidaggini. Persino che picchierei mia moglie». Ad onor del vero, Lippi ha riferito che si riserverà di querelare chi sostiene lo abbia diffamato.
Il suo avversario, Paolo Barabino, ha anche accusato il gruppo di centrosinistra di aver spedito emissari a casa di alcuni supporters (e candidati) di Forza Italia per intimidirli (è stato fatto il nome di Lucia Castellacci). Lippi non ha smentito. «Lo abbiamo fatto solo per abbassare il livello della discussione – ha detto – evitiamo di screditare gli altri. Non screditiamo gli uomini». E a quel punto ha invitato l’avvocato a raccontare della transazione ricevuta, quando era nel 2010 capogruppo in consiglio comunale del Pdl, nella vendita di alcuni terreni da parte del Terriccio ad Unicoop Tirreno (questione sollevata qualche giorno fa da Benedetto Roventini, segretario dell’Unione comunale del Pd).
«Ho solo svolto funzione di domiciliatario in loco – ha replicato l’avvocato – e mi sono occupato, unitamente a uno studio legale di Roma, di stendere un accordo transattivo tra due parti private. Da quando sono stato eletto ho deciso di rinunciare a tutti gli incarichi, e ai soldi, che mi venivano commissionati dal Comune di Cecina come avvocato. Ho anche rinunciato alle cause legali contro lo stesso Comune». Ma a Barabino viene imputato anche il voto di astensione in consiglio comunale quando si è trattato di votare sugli aspetti urbanistici legati alle aree oggetto della transazione. A Paolo Barabino è stata, infine, posta una domanda sulla possibile convivenza tra la sua dichiarata natura civica e il ruolo di coordinatore provinciale di Forza Italia. «Se avessi fatto il candidato a Livorno – ha detto – lo avrei fatto con la maglia di segretario politico. Qui, nella mia città, lo faccio da figlio di Cecina. La prova è la mia apertura trasversale a soggetti di centrosinistra. Non rinnego comunque nulla e aggiungo che da Forza Italia non abbiamo ricevuto un centesimo per questa campagna elettorale». L’ultima stoccata a chi lo ha accusato (Cecina Insieme) di non essere in realtà interessato alla fascia tricolore: «Sono stupidaggini. È la seconda volta che ci metto la faccia».
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