«Sospendiamo la vendita delle farmacie comunali»
Il Comune potrebbe fare marcia indietro sulla vendita delle farmacie. L’ipotesi di un possibile ripensamento è emersa già durante il dibattito organizzato dal Tirreno tra i candidati alle primarie del centrosinistra
CECINA. Il Comune potrebbe fare marcia indietro sulla vendita delle farmacie. L’ipotesi di un possibile ripensamento è emersa già durante il dibattito organizzato dal Tirreno tra i candidati alle primarie del centrosinistra. Una ipotesi scaturita da una domanda dei lettori del Tirreno rivolta ai cinque candidati, i quali hanno risposto in modo più o meno unanime che se ci fossero le condizioni per non vendere sarebbero favorevoli a un ripensamento. Ma qui eravamo nel campo delle ipotesi. E dei buoni propositi.
Ora il rilancio arriva dal consigliere di minoranza Francesco Villani, ex Pdl, del gruppo consiliare dei Fratelli d’Italia. Villani fa riferimento al nuovo quadro normativo che non imporrebbe più alle amministrazioni comunali di dismettere società partecipate al cento per cento. Villani ha presentato una mozione da porre all’attenzione del prossimo consiglio comunale. In cui chiede di soprassedere alla decisione di vendere l’Afc, l’azienda farmaceutica cecinese srl, decisione presa dal consiglio comunale nell’agosto 2013 e ratificata dalla giunta nell’ottobre successivo.
La vendita, lo ricordiamo, riguarda il 95% delle quote, mediante asta pubblica, per un valore di 2 milioni e 670.000 euro, oltre le licenze per 300mila euro. E una quota restante per un totale complessio di oltre 3 milioni 800mila euro. Il 5 marzo scorso l’asta è andata deserta, l'amministrazione ha emesso qundi un nuovo bando pubblico per 2 milioni e 282mila euro (256.500 per la cessione delle licenze), con un ribasso di circa un terzo. Villani sottolinea che «un valore così sminuito comporta, in caso di vendita, un depauperamento del patrimonio dei cittadini», pertanto ritiene «opportuno sospendere la procedura di alienazione in attesa di migliori condizioni del mercato». Fa inoltre riferimento a un pronunciamento della Corte dei Conti, sezione di controllo per le Marche, la quale, «chiamata ad esprimere un parere in ordine all'interpretazione della normativa sulle partecipazioni societarie degli enti locali per la gestione delle farmacie comunali, ha affermato la natura di servizio pubblico dell'esercizio farmaceutico comunale a tendenziale rilevanza economica, evidenziando che l'esercizio dell'attività di gestione di una farmacia da parte del Comune non ricade nell'obbligo di dismissione». Ricorda inoltre che anche la Corte Costituzionale (sentenza n. 86/2006) ha osservato che nella gestione delle farmacie comunali prevale la tutela del diritto alla salute sull’aspetto economico. Inoltre l'amministrazione comunale, negli esercizi precedenti in cui la società ha subito perdite, «non è stata gravata dell'obbligo di procedere al ripiano». Aggiunge infine che nell'imminenza della stagione turistica «appare opportuno consolidare la struttura delle farmacie con l'incremento del personale» per migliorare il servizio. Che sulla vendita i dipendenti hanno presentato ricordo al Tar e che l'art. 1 comma 561 della legge finanziaria (27/12/2013 n° 147) ha abrogato l'art. 14 del Dl 31/5/2010, e che pertanto non sussiste l'obbligo di cessione delle farmacie comunali e dell’Afc.
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