Il presidio
«Manca il lavoro, aiutateci» L’appello di un artigiano
Girolami, elettricista, si rivolge a istituzioni e associazioni di categoria «Impossibile sopravvivere, senza detassazioni e incentivi solo altre tragedie»
ROSIGNANO. «Io mi chiedo perché non aiutano la gente, forse aspettano altre tragedie». Antonio Girolami racconta la sua storia, che è analoga a quella di altre migliaia di artigiani in tutta Italia. Lavoratori che negli ultimi anni, con la crisi, hanno visto diminuire i guadagni e adesso sono con l’acqua alla gola. «I piccoli artigiani della zona - spiega Girolami - sono tutti a casa. Non c’è lavoro anche perché è ferma la costruzione di nuove case e pure le ristrutturazioni vanno male».
Antonio Girolami ha 47 anni, una moglie casalinga e una bimba di 5 anni e mezzo. Ha una ditta individuale (e un collaboratore) e in passato ce la faceva benissimo a mantenere la famiglia, «ma dal 2007 è stata una lenta agonia. Poi dall’anno passato un tracollo assoluto, basta pensare che nel 2013 ho avuto un calo di fatturato di 20mila euro rispetto all’anno prima».
Antonio spiega che l’unico modo per tirare avanti «e non far mancare nulla alla mia bambina, è quella di usare quei pochi risparmi che avevo messo da parte. Un gruzzolo che se la situazione non migliorerà è destinato a terminare e dopo non so davvero come faremo a pagare almeno il mutuo e le medicine, che sono indispensabili».
Che la crisi stia mettendo in ginocchio anche il settore dell’artigianato è innegabile: «Oggi - racconta Antonio - ho fatto solo un lavoro, ho cambiato un temporizzatore. Ho emesso una fattura di 46 euro e se si considera che il pezzo da cambiare ne costa 21 e che sul resto si pagano le tasse, il guadagno di oggi è inferiore a 10 euro». Troppo poco per sopravvivere.
Ecco che Antonio Girolami, con un po’ di timidezza ma con l’orgoglio di chi non ha paura a difendere il proprio lavoro, prova a spronare le istituzioni e le associazioni di categoria. «Devono trovare il modo - spiega - per far pagare meno tasse a noi e ai cittadini in generale, in modo che ripartano le commissioni. I pochi lavori che ci vengono affidato spesso non vengono pagati, e non perché la gente è cattiva o disonesta, ma perché non ci sono soldi. Io per esempio devo avere circa 16mila euro, da tre clienti diversi». Girolami si lamenta perché la sua categoria non è tutelata in alcun modo. «Per aiutarci nella riscossione di fatture insolute - sottolinea - non c’è nessuno. Io sono associato alla Cna, ho fatto presente la mia condizione , che poi è simile a quella di tanti altri piccoli artigiani, ma a me sembra che nessuno faccia nulla. Sembra tutto così complicato, eppure la sitazione è tragica».
Antonio lancia un appello: «Prima che sia tardi e che altri colleghi facciano gesti estremi. Le istituzioni e le associazioni di categoria devono trovare il modo di aiutare chi lavora, magari detassandoci».
Anna Cecchini
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