Il presidio
Il futuro dell’ospedale? «Sta nell’odontoiatria»
La proposta del governatore Enrico Rossi al dibattito organizzato dal Pd Sui bilanci della sanità toscana sfida tutti: controllino Emilia, Lombardia e Veneto
CECINA. Ad oltre tre anni dalla raccolta di 20mila firme e a fronte della manifestazione in difesa dell’ospedale di Cecina, arriva in città il governatore Enrico Rossi. Dopo un tour giornaliero tra attività produttive ed infrastrutture si è svolto il confronto pubblico di mercoledì sera organizzato dal Pd, coordinato da Fausto Cruschelli, giornalista della Nazione. Per la prima volta dalla riorganizzazione per intensità di cure il governatore ha risposto pubblicamente ha chi si vive da tempo le rivoluzioni in via Montanara. Sebbene lo abbiano a lungo invocato mancavano proprio gli animatori del comitato Pro ospedale. E la serata è filata nella tranquillità più assoluta. Il presidente ha voluto subito respingere al mittente diverse critiche alle politiche sanitarie della Regione, entrando anche nel merito del buco di Massa. «I nostri bilanci sono certificati ed in pareggio – ha detto – potremmo quasi essere quotati in borsa». E su Massa: «I problemi sono arrivati proprio quando abbiamo avviato la certificazione; alle prime incongruenze ho voluto salire di mia spontanea volontà le scale della procura. Ho avuto diversi colloqui anche con la Finanza ma sono sempre qui. Dico di più: a questo punto vorrei che lo Stato costringesse Lombardia, Emilia e Veneto a certificare i loro bilanci. Quei conti non sono veritieri. Chi mi dice che laggiù non sia nascosta una voragine più grande di quella di Massa?». Scendendo di un livello, a temi di natura locale, Rossi ha assicurato, come hanno già fatto i direttori generali dell’Asl 6, che «l’ospedale di Cecina non chiuderà. Anzi, sarà inserito in una rete regionale di piccoli presìdi ad alta specializzazione. Mi pare che sia anche la struttura più moderna della città». Non ha, però, spiegato come l’ospedale dovrà cambiare pelle e quale specializzazione potrà essere sviluppata. «La Regione sta cercando di organizzare un punto di riferimento per l’odontoiatria visto che in troppi, per motivi economici, non si curano più i denti. Perché non farlo qui?». A parte la lista degli ultimi investimenti regionali (dalla Tac, alla risonanza ai lavori al pronto soccorso) non si è mai scesi alla riorganizzazione vera e propria dei reparti e al problema dei posti letto spariti. Un plauso, però, al modello intensità di cure: «Io stesso preferirei curarmi all’interno di un’organizzazione che lavora per intensità di cure piuttosto che nei vecchi padiglioni – ha detto Rossi – e ormai anche i medici non vogliono tornare indietro».
Altro tema caldo: le liste d’attesa. «Premesso che io sono per la sanità pubblica – ha esordito Rossi – ci sono dei tempi che vanno rimodulati. Sfatiamo, però, il mito delle mammografie: nel percorso di screening servono meno dei mesi indicati così come se il medico segna l’urgenza. In questo momento la Regione ha avviato un percorso di monitoraggio delle liste. La ricetta per risolverle? Servirebbero 50 milioni tondi tondi. Comunque lancio una proposta: perché non chiedete di condividere un percorso di monitoraggio delle liste dell’Asl 6 al direttore generale?»
Era il 22 ottobre 2010 quando in migliaia manifesteranno per l’ospedale locale. La domanda era abbastanza logica: perché questa visita, la prima dall’inizio del malcontento, dopo più di tre anni? «Sono arrivato tardi? Io non credo – ha risposto Rossi – ma quando hai trentotto ospedali in Toscana, delle aziende che chiudono e diversi problemi non è semplice organizzare l’agenda».
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