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«A gennaio vogliamo ripartire a pieno regime»
Il direttore Raffaele Colangelo sulla cassa integrazione per i 96 dipendenti «Problemi finanziari dovuti alla diminuzione di commesse dall’estero»
ROSIGNANO. La volontà è quella di far ripartire l'attività a pieno regime già da gennaio 2014. Lo assicura Raffaele Colangelo, general manager di Sarplast, che fa il punto sulla situazione economica dell'azienda dopo la notizia del possibile avvio della cassa integrazione per i quasi cento dipendenti attivi nello stabilimento che si trova sul territorio di Santa Luce.
Colangelo non nega questa ipotesi, ma assicura che l'azienda sta facendo i salti mortali pur di riprendere al più presto la regolare attività produttiva e quindi reintegrare a pieno ritmo la totalità dei lavoratori.
Le difficoltà finanziarie. «Normalmente - spiega il direttore - Sarplast ha circa il 70% delle commesse dall'estero e il 30% dall'Italia. Quindi l'assetto bancario dell'azienda è predisposto principalmente per l'attività con l'estero, che prevede i pagamenti dei lavori svolti entro un massimo di 60 giorni». Il problema è che negli ultimi mesi l'azienda ha ricevuto la maggior parte delle commesse da soggetti italiani, mentre quelle estere sono drasticamente calate.
«Diciamo che si sono invertite le percentuali - spiega Colangelo -, ciò fa ben sperare per la ripresa del mercato italiano, ma ha creato problemi finanziari a noi, dato che sulle attività derivanti dall'Italia i pagamenti, come noto, sono ben più lunghi, anche a 180 giorni».
Il calo delle commesse. Gli effetti della crisi si sono fatti sentire anche alla Sarplast che negli ultimi due mesi ha visto un ennesimo, drastico calo nuove commesse (anche quelle “estere”).
Oltretutto l'azienda può accettare soltanto commesse di una determinata portata, altrimenti avviare la produzione per lavori secondari significherebbe avere più costi che ricavi. «Siamo uno stabilimento - precisa Colangelo - che non può marciare al di sotto del 75% del carico previsto per le linee produttive, quindi prendere lavori inferiori a una certa portata significa perdere soldi».
Il problema è che le commesse importanti negli ultimi mesi sono diminuite, ecco perché l’azienda sta portando avanti una lotta contro il tempo per accaparrarsi lavori significativi, soprattutto all’estero. «Ci stiamo muovendo - dice il direttore - per accelerare una commessa da 21 milioni di euro in Libia, anche se la difficile situazione di quel Paese è nota a tutti, e importanti lavori da effettuare in Sud America e Nord Africa».
Stop temporaneo alla produzione. Ad oggi dei 96 dipendenti dell’azienda una trentina sono al lavoro e gli altri in ferie “forzate”. L’intenzione di Sarplast sembrerebbe quella di proseguire nella direzione di un blocco della prosuttività limitato nel tempo. «Non escludiamo - dice Colangelo - una fermata temporanea della produzione, che andrebbe realizzata unendo le ferie residue di ciascun lavoratore con eventuali giorni di cassa integrazione. Dobbiamo rivederci con i sindacati di categoria e poi, eventualmente, analizzare la situazione per ogni dipendente».
«A gennaio vogliamo ripartire». Il numero uno dell’azienda assicura che «stiamo lavorando assiduamente per ripartire a pieno regime già dai primi giorni di gennaio. La speranza è quella di far tornare la percentuale delle commesse come era in passato, ossia il 70% in arrivo dall’estero».
Sarplast resta a Santa Luce. Per rassicurare dipendenti e cittadini, Colangelo garantisce che Sarplast non chiuderà la produzione locale. «La testa dell’azienda - precisa - resta a Santa Luce, dove del resto è sempre stata, anche perché le certificazioni e le qualifiche ottenute sono collegate a questo sito produttivo».
Anna Cecchini
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