Il presidio
Giro nei sotterranei dell’ospedale tra letti, barelle e carrozzine
Un lungo corridoio, tante stanze, il salone mai finito scrivanie, sedie accatastate: disordine e tanto spreco
CECINA. Viaggio nei sotterranei dell’ospedale. E’ una dolce notte di poche sere fa, quando le porte sul retro del monoblocco della Ladronaia si aprono su un lungo corridoio ai lati del quale si trovano numerose stanze. A colpire è l’ampia sala mai finita: un’occhiata è più che sufficiente per capire che i lavori sono arrivati nemmeno a metà. Sopra, si vedono ancora i mattoni rossi coperti a fatica dalla calce. Lo stesso vale per il pavimento, dal quale sbucano i cavi senza che però vi siano le mattonelle. Regna il disordine, tanto che scrivanie e sedie sono ammucchiate in un angolo e in una rientranza. Si capisce subito che si tratta di un deposito, dove vengono ammucchiate ogni genere di cose. La conferma viene camminando ancora: ai lati non ci sono più i mobili che contraddistinguono gli uffici amministrativi, ma i letti un tempo presenti nei reparti e ora non più utilizzati a causa di vari malfunzionamenti. Da un controllo più attento, però, non è difficile capire che in qualche caso basterebbe poco per risolvere il problema, riducendo così gli sprechi almeno in piccola parte. Il cartellino legato alla spalliera evidenzia spesso un guaio meccanico, certo non irrisolvibile. Quando si pensa a un ospedale, del resto, si immagina un luogo in cui tutto sia a posto, visto che in corsia vengono ricoverati i malati che hanno bisogno di assistenza, silenzio e soprattutto igiene. Dispiace, anche se siamo nei sotterranei, imbattersi in una branda sfatta, come se qualcuno ci avesse trascorso parte della notte. Lo stesso vale per le carrozzine, che fanno brutta mostra di sé insieme ad alcuni giochi da bambini ammucchiati sotto una luce fioca. Un colpo d’occhio non certo piacevole, perché con la crisi che morde chiunque si aspetterebbe una gestione diversa del materiale a disposizione. Camminare tra file di letti non più utilizzati da tempo, mobiletti da ufficio ai quali mancano uno sportello e qualche vite non è un piacevole passatempo. E non è esagerato scrivere che, con i continui tagli alla sanità, sarebbe doveroso recuperare ciò che è recuperabile. Invece percorrere quei corridoi bui, attraversare le stanze in cui i lavori preventivati sono ancora da completare (in che tempi, però, non è dato sapere) e imbattersi in molto materiale in disuso è seccante. I discorsi da fare sarebbero mille…
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