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Chiudono altre due attività Gelpesca e Montagnani

Chiudono altre due attività Gelpesca e Montagnani

Commercio: crisi, affitti cari e scarsa tutela delle botteghe la causa del ko Ma c’è anche il problema del ricambio generazionale, è il caso della pelletteria

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CECINA. I negozi non chiudono più per ferie ma per sempre, con la crisi prolungata che colpisce duro e che sta continuando a cambiare la faccia della città. E ciò a dispetto dei numeri, che sembrano dire un’altra cosa: dai 797 esercizi del 2012 si è passati agli 806 di quest'anno. Ma è turn over rapido, con veloci passaggi di mano di attività, e certi settori soffrono. Segno, indubbiamente, di qualcosa di patologico nel mondo dela commercio cittadino. Abbassa le saracinesche, per esempio, la pelletteria Montagnani, al numero 111 di corso Matteotti. E da quasi due settimane è chiusa anche la Gelpesca di via Fratelli Rosselli 49. Anche se Montagnani chiude perché i proprietari vanno in pensione e non c'è un ricambio generazionale per guidare il negozio.

Alla Gelpesca invece sono di fatto in "ferie forzate", aspettando alcune proposte da parte di nuovi commercianti che, se tutto va bene, dovrebbero subentrare nella proprietà e rilevare l’attività storica.

Il dato di fatto resta: l'emorragia che vuole negli anni della crisi la chiusura delle attività di gran parte delle famiglie storiche di Cecina sembra non fermarsi. Si potrebbe dire che è qualcosa che riguarda l'aspetto sociale di Cecina prima che quello puramente economico: i negozi storici sono parte integrante della nostra cultura cittadina. E se chi rimane ancora aperto se ne sta con la bocca cucita, lascia però trapelare l'idea che servirebbe una rigida normativa comunale che tuteli le attività storiche. O basterebbe una migliore programmazione con una localizzazione delle aperture.

Senza dimenticare che sono ancora troppo elevati i prezzi degli affitti di locali (per 50 mq si chiedono anche 900 euro al mese). Un mercato che fa da deterrente e non incoraggia certo l’imprenditoria.

Servirebbe allora richiamare l'attenzione su un aspetto forse non abbastanza considerato. Oggi molti negozi o botteghe si trovano ad assistere a cambi di destinazione d'uso o ad essere sostituite da altre attività, solo apparentemente più redditizie, ma che inevitabilmente abbassano il profilo qualitativo commerciale, aprendo un vulnus nella stessa cultura commerciale di Cecina. Qualcuno potrebbe dire che è il libero mercato che decide. Ma alcune regole potrebbero se non impedire limitare questa lenta ma inesorabile emorragia di attività commerciali. (m.c.)

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