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«Non aspettiamo un salvatore Il partito riparta dai territori»
Spiazzante quanto basta quando, rispondendo alla curiosità della platea, dice: «Cosa ci aspetta dopo il congresso? Assolutamente nulla». Nessun cambiamento epocale nè cavalieri bianchi (o...
CECINA. Spiazzante quanto basta quando, rispondendo alla curiosità della platea, dice: «Cosa ci aspetta dopo il congresso? Assolutamente nulla». Nessun cambiamento epocale nè cavalieri bianchi (o rossi, che si voglia) che arriveranno da Roma. Il senso di Barca (foto) per il Pd, al di là delle formule mutuate dagli Usa tipo lo “sperimentalismo democratico”che pure ricorrono più volte nel discorso, ha una sintesi più bassa (almeno nella formula): lavorare e pedalare. Basta con un partito che non è nè carne ne pesce, che sulla scuola, per esempio, “strizza l’occhio destro al liberismo stile Blair e quello sinistro al sindacato”, dice l’ex ministro alla Coesione Sociale del governo Monti. E quando Federico Parenti, neosegretaio di Marina-Centro ed Emiliano Costagli gli chiedono come diventare “un partito di tutti, non solo di pensionati e dipendenti pubblici”, Barca è fulminante: «Il nostro non può essere un partito di tutti. Noi dobbiamo parlare a tutti, ma dobbiamo avere delle idee precise. Essere al tempo stesso concreti, poterle realizzare, ma darci anche un’obiettivo più lungo: poter cambiare questo Paese”.
E’ il concetto del “pensiero provvisorio” , che non significa - spiega Barca - relativo, ma che sa applicarsi a più realtà ed evolvere in periodi diversi. Fa alcuni esempi. «Sulla scuola il Pd non ha una sua linea. E per costruirla dobbiamo avviare un processo di ascolto. Per avere una nostra linea sulla scuola ci serve almeno un anno di dibattito. Non possiamo avere una scuola dove l’età media degli insegnanti e 55-56 anni. La scuola ha bisogno di un confronto-scontro generazionale». Annuisce dalla platea l’onorevole Grazia Rocchi, ex preside del Fermi.
Poi Barca torna all’idea partito e al concetto di sperimentalismo democratico. «Dobbiamo avere una nostra proposta e saper misurare gli effetti, monitorare la transizione». L’esempio corre al taglio dei tribunali. Il circolo di Marina ha condotto una battaglia sul tema dopo la cancellazione di Cecina. L’ex ministro era nel governo che ha deciso ma dice: «E’ importante monitorare la situazione. Ogni chiusura va accompagnata da un processo in cui si ridistribuiscono i servizi. Non deve essere un’operazione per fare cassa». Mirko Lami, rsu Fiom della Lucchini, pone sul tavolo il problema lavoro e accusa: «Il Pd non ha una politica sul lavoro, aspetto un partito che occupa il parlamento come noi abbiamo occupato la fabbrica». Barca risponde. Il problema non è occupare il parlamento, è rinnovare i ministeri. A partire da quello dell’industria. «Occorre un radicale rinnovamento della pubblica amministrazione. Via i vecchi, un bando per assumere 1000 giovani».
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