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Chiudono i contratti ma le bollette arrivano lo stesso
Centinaia i “recessi inattuati” nella Bassa Val di Cecina. Le società di riscossione esigono soldi dai vecchi clienti
CECINA. Era il 2007 e ancora non parlava di “smacchiare il giaguaro”. All’epoca il ministro Bersani era impegnato nelle cosiddette “lenzuolate”: all’interno del pacchetto liberalizzazioni inserì un provvedimento che introduceva importanti novità nel rapporto tra cittadini, compagnie telefoniche e operatori di pay tv. Era la base della legge 40, che oggi garantirebbe al consumatore la possibilità di effettuare la disdetta dei contratti senza pagare alcuna penale e senza vincoli temporali o ritardi non giustificati. Anche l’obbligo di preavviso non potrebbe superare i 30 giorni. Usiamo il condizionale, perché a 6 anni di distanza, il sogno bersaniano di liberare i cittadini da lacci e lacciuoli si è scontrato con ben altra realtà. A denunciare la situazione è Alessandro Masoni, responsabile del Movimento consumatori della Bassa Val di Cecina. «Ci sono centinaia di cittadini della nostra zona – spiega Masoni – che ricevono solleciti di pagamento per contratti disdetti 5-6 anni fa. La riscossione è spesso affidata a società specializzate che tempestano gli ex clienti di sms e telefonate. A volte chiedendo informazioni persino ai parenti, con palesi violazioni della privacy. Ebbene, voglio dire chiaramente a cittadini e imprese che si trovano in questa situazione che tutte le fatture emesse 30 giorni dopo la comunicazione di recesso sono illegittime e pertanto non si è tenuti a versare un centesimo».
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