Italia
L’Asl riapre la cardiologia ma servono gli infermieri
Ospedale, il Fials accusa la direzione: «Fallito il sistema d’intensità di cure» Favorevole al ritorno ai reparti, ma avverte: «Inattuabile senza assunzioni»
CECINA. Ok la riapertura di cardiologia, ma il personale? Come si fa a riaprire un reparto che era stato accorpato destinando una parte di infermieri al Pronto Soccorso? Lo chiede il sindacato autonomo Fials che contesta i metodi della dirigenza Asl «Non ci piacevano allora - scrive Daniele Boem - non ci piacciono adesso». Eppre sulle proposte avanzata per Cecina il Fials ricorda che potrebbe vantarsi della «fondatezza di buona parte delle critiche e denunce rappresentate nel tempo contro il modello di intensità di cure applicato negli ospedali della provincia livornese». «Quando il Fials sosteneva - continua Boem - che l'accorpamento delle specialistiche nei cosiddetti reparti "minestrone" delle medicine e chirurgie avrebbe peggiorato l'assistenza dal punto di vista della sicurezza e mortificato le professionalità acquisite veniva additato dalla direzione aziendale precedente come un sindacato disfattista legato a vecchie logiche conservatrici. I fatti hanno dimostrato, invece, che è stata la proprio la riorganizzazione dei servizi sanitari sottoscritta dai sindacati confederali a giugno del 2010 a produrre l'evidente decadimento degli ospedali con gli accorpamenti dei reparti, il taglio dei posti letto e del personale; ad avvallare la politica dei due tempi: prima riduco le prestazioni ospedaliere, riduco i tempi di ricovero e poi vedremo di potenziare le attività territoriali che ancora ad oggi risultano sottostimate rispetto i bisogni della popolazione».
E ancora: «La sanità è un insieme di servizi complesso che deve svilupparsi in modo integrato per cui non ha senso progettare attraverso un proliferare di "mini Pal". Ciò che continua a mancare ormai da oltre un decennio per responsabilità della Conferenza dei Sindaci è il Piano Attuativo Locale Aziendale che deve delineare le scelte strategiche generali per rendere competitiva la Asl 6, garantire livelli omogenei di assistenza all'interno di un sistema integrato di specificità che debbono caratterizzare tutte le realtà territoriali provinciali. Diversamente il sistema sanitario pubblico livornese continuerà ad essere in gestito in maniera "schizzofrenica». Al Fials non piaceva la passata gestione aziendale che «agiva in modo autoreferenziale "io progetto, gestisco e valuto" ma neppure tranquillizza una gestione che pare "navigare a vista" senza capire cosa e come intende riorganizzare all'interno di un progetto più complessivo aziendale». E dice che sul piano delle relazioni sindacali non è cambiato molto dato che certe notizie “si apprendno dalla stampa”.
«Per queste ragioni - conclude il Fials - vediamo poco attuabile, senza un piano assunzioni straordinario, la riapertura dei posti letto di cardiologia visto che erano stati accorpati alla medicina per recuperare quelle unità lavorative di infermieri e oss necessarie per aprire i posti letto di breve osservazione al pronto soccorso. Diversamente continueranno ad essere violati i diritti dei dipendenti a lavorare con carichi di lavoro adeguati e in sicurezza senza saltare i riposi e vedersi negate le ferie programmate».
Il Fials - dice - continuerà la battaglia per rilanciare dal punto di vista quanti e qualitativo i servizi sanitari della Asl6. «Ciò per noi significa riconoscere il fallimento del modello per intensità di cure ma tornare all'articolazione per reparti differenziati secondo la disciplina specialistica, di cardiologia, ortopedia, neurologia, pneumologia, dove il paziente trova uno spazio progettato per la sua patologia assistito da personale specializzato e non polivalente».
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