Il Tirreno

Benzinai nel mirino di una banda

Benzinai nel mirino di una banda

Tre colpi in poche ore: un impianto assaltato a picconate, altri due scassinati col piede di porco

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CECINA. Incredulità, costernazione. Rabbia. Dopo i tre ultimi furti, il primo dei quali compiuto mercoledì e gli altri due il giorno dopo, giovedì scorso, negli impianti di benzina di Cecina c’è un clima di insofferenza verso un’escalation malavitosa che ha visto i distributori presi ripetutamente di mira.

Gli ultimi fatti. Martedì notte alle 2,50 scatta l’allarme alla stazione Eni di via Montanara. La segnalazione arriva ai cellulari dei tre titolari, che si precipitano in loco. Il primo arriva dopo poco più di cinque minuti. Dei ladri - tre, uno a far da palo fuori e due in azione all’interno - nessuna traccia.

Per un minuto e mezzo non li coglie in flagrante. Non rimane che constatare i danni. Una grande finestra col vetro antisfondamento che dà sulla parte principale del piazzale, visibilissima dalla strada, distrutta a picconate. A terra il piccone col manico rotto per la grande violenza dei colpi inferti. Dentro un disordine generale, vetri dappertutto, scaffalature gettate a terra, tanto da rendersi necessarie tre ore, dalle 3 alle 6, al personale per ripulire e riordinare la sala. Con una rapidità che ha dell’incredibile (press’appoco quattro minuti dalla rottura dell’infisso) i ladri hanno infilato - probabilmente in sacchi - 1200 pacchetti di sigarette, quasi 6.000 euro, oltre a 300euro in contanti. L’approvvigionamento di tabacco era arrivato in giornata come in occasione del precedente furto, perpetrato pochi mesi fa. In precedenza avevano tagliato un cavo di corrente con l’intento forse di neutralizzare l’allarme, ma l’effetto sortito era stato unicamente quello di abbuiare un lampione laterale. Poi fuga a piedi nei campi, lato ospedale.

Giovedì mattina alle 4,24, mentre i gestori dell’impianto Eni di via Aurelia Nord, fra Cecina e San Pietro in Palazzi, sono a letto, in casa squilla il telefono. Nel display il numero dell’impianto: è l’avvertimento che è entrato in funzione l’allarme. Dal suono assordante, con una sirena interna e una esterna. Al contempo la segnalazione arriva pure alla sorveglianza. Il titolare si veste rapidamente e quando giunge al distributore, alle 4,29, malviventi dileguati, porta del piccolo edificio annesso all’impianto scardinata facendo uso di un grosso cacciavite e di un piede di porco. Lì accanto un piccone. Caso mai ce ne fosse stato bisogno. Ma stavolta inutilizzato. Dei tre malviventi, uno ad agire dentro alla struttura, uno fuori ed il terzo sulla strada a controllare se ci fossero macchine in arrivo. Alla fine dopo aver rovistato nella scaffalatura quello in azione all’interno esce tenendo sotto al braccio un registratore di cassa (con 500euro fra banconote e monete). E coi complici (tutti incappucciati) attraversa l’Aurelia, la pista ciclabile e si dilegua nel buio.

Arriva poi la Securpol e di lì a poco la moglie del titolare. La quale, transitando con la macchina, vede la porta della vicina stazione di servizio Aci stranamente aperta. Qui, stesso cliché, con cacciavite e piede di porco. Niente allarme. Scardinata la vetrata d’accesso i ladri rompono una cassetta contenente varie chiavi di servizio (lavaggio, self e altre); manca però quella della cassaforte della colonnina. Per cui ci si deve accontentare del fondo cassa: 300 euro.(f.c.)

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